Che il Brexit non fosse una strada in discesa lo sapevamo tutti. Man mano che passa il tempo e si avvicina la fatidica data per l’inizio dei negoziati iniziano ad arrivare degli “incidenti di percorso” che rischiano di rendere ancor più difficile l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Dopo le udienze alla Corte Suprema dei giorni scorsi (abbiamo parlato della vicenda in questo post) oggi si è fatta sentire la Scozia che per bocca del primo ministro Nicola Sturgeon ha fatto sapere che vuole un posto nel mercato unico europeo a prescindere da come andranno a finire i negoziati. Tra i vari scenari ipotizzati, quello dell’Hard Brexit è il meno gradito dal paese scozzese che spinge per un’uscita decisamente soft.

Ultimamente sull’argomento c’erano stati segnali di apertura anche da parte di Londra (come abbiamo visto in questo articolo): alcune voci sono arrivate anche ad affermare che la Gran Bretagna sarebbe disposta a riconoscere un pagamento all’UE in cambio della possibilità di rimanere all’interno del mercato unico. Voci che non sono state confermate ufficialmente ma che non sono così lontane dalla realtà.

Secondo alcune stime infatti al momento del’uscita dall’Unione Europea il Regno Unito dovrà pagare una cifra (la cosiddetta exit bill) che ammonterebbe a circa 50-60 miliardi di euro. A questo bisognerà aggiungerci l’eventuale “compenso” per far parte del mercato unico di cui sopra ed eventuali danni all’economia che il Brexit dovesse apportare. Uno scenario non certo idilliaco.

Nel caso di Hard Brexit la Scozia ha chiesto di avere un trattamento “speciale”: il paese non vuole assolutamente perdere i privilegi dell’UE e si vocifera anche di un possibile referendum sull’indipendenza scozzese dal Regno Unito. Certo sarebbe una misura estrema: l’alternativa è quella proposta dallo stesso primo ministro che vorrebbe la Scozia come stato indipendente all’interno dell’Unione Europea.

È una situazione che gioca su equilibri molto fragili: nessuno si aspettava che sarebbe stato facile, per carità. Però ora i problemi arrivano direttamente dall’interno e vanno aggiungersi a quelli già esistenti. Tutto questo ovviamente rischia di far slittare ulteriormente i tempi (che già si prevedono lunghi): Theresa May ha confermato ancora una volta che l’attivazione dell’articolo 50 del trattato di Lisbona avverrà entro la fine di Marzo del prossimo anno ma proprio ieri è stato annunciato che potrebbe esserci una “fase di transizione” per facilitare il processo.

In attesa di sapere quello che dirà la Corte Suprema è un problema in più che si aggiunge ad una situazione già complicata di suo.

Non è una passeggiata, Theresa May lo sa. E siamo solo all’inizio.

Ci sentiamo stasera.

Buon Trading a tutti

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