Marzo 2019 è il termine ultimo stabilito per portare a termine i negoziati per il Brexit. Le trattative tra Regno Unito ed Unione Europea stanno andando avanti a ritmo piuttosto blando e c’è il rischio, neanche troppo remoto, che la scadenza non venga rispettata.

La dichiarazione è stata rilasciata nella giornata di ieri da Philip Hammond, ministro delle finanze britannico che ha aperto alla possibilità di un allungamento nei tempi che porteranno effettivamente all’uscita del Regno Unito dall’UE. Sul tavolo della discussione ci sono dei temi che “non possono essere esauriti in pochi mesi” come il nuovo sistema doganale e la nuova legge sull’immigrazione. La frase che abbiamo appena citato è stata una risposta alle dichiarazioni di Liam Fox, membro del partito conservatore che nei giorni scorsi si era augurato di veder conclusi i negoziati per il Brexit “nel giro di pochi mesi”.

Il commercio e l’immigrazione sono solamente due dei tanti problemi che il governo di Theresa May è chiamato a risolvere. Dopo il risultato delle elezioni dello scorso 8 giugno (ne abbiamo parlato in maniera approfondita in questo articolo) si è aggiunta ulteriore incertezza ad un percorso che presentava già molte insidie di suo. Il concetto è stato ripreso anche da Hammond che nel corso della stessa intervista ha detto che “bisogna tener conto anche della perdita di potere del governo May a seguito dei risultati delle elezioni”, andando a confermare quello che abbiamo ripetuto diverse volte nelle ultime settimane.

Sono passati circa quattro mesi dall’avvio dei negoziati per il Brexit e, per un motivo o per un altro, la situazione non è andata avanti come ci si sarebbe aspettato. I problemi da risolvere sono tanti e non c’è un precedente che possa aiutare: è la prima volta nella storia che un paese ha deciso di uscire dall’Unione Europea e questo, di certo, non semplifica le cose.

Come spesso avvenuto in questi mesi l’UE è piuttosto taciturna e sta mantenendo una posizione di attesa: i 27 paesi membri sanno bene di essere in questo momento in una situazione di forza (ancor di più dopo i risultati delle elezioni) e la sensazione è che stiano lasciando al Regno Unito l’incombenza di compiere i primi passi. Un’eventuale richiesta di proroga giocherebbe, con molta probabilità, a favore dell’Unione Europea che potrebbe utilizzarla come arma in più durante la negoziazione.

C’è poi sempre la possibilità che non si trovi nessun accordo e che ognuno decida di andare per la sua strada: ipotesi che non è mai stata scartata da nessuna delle due parti in gioco e che, nel caso in cui non si giunga a nessun compromesso, rappresenterebbe un’opzione molto concreta.

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