Se parlate con un membro di qualche banca centrale, che sia BCE piuttosto che FED o BOE, e nominate le parole “Inflazione” o “Deflazione”, probabilmente scapperà via correndo.

Abbiamo appena nominato due delle parole più influenti sulle decisioni di politica monetaria di chi gestisce e controlla l’economia dall’alto. Vediamo subito il perchè.

Nello scorso articolo, in cui abbiamo spiegato in parole ricche cosa è l’inflazione e l’impatto che ha sulla vita di tutti i giorni, abbiamo iniziato ad intuire di come si tratti di un argomento assolutamente cardine per l’economia mondiale. Un aumento costante dei prezzi (l’inflazione appunto), se non è accompagnato da un benessere economico dei cittadini (cioè se non aumentano pure i salari), è altamente deleterio perchè riduce il potere d’acquisto delle persone.

A parità di soldi, si può comprare di meno. 

Se la guardiamo dal punto di vista del cittadino, la parte lesa di questa vicenda, si potrebbe pensare che un’inflazione bassa sarebbe un’ottima soluzione. L’economia di un paese è fatta sia dai cittadini, ma anche dalle aziende. E le aziende tipicamente vendono anche all’estero, dove la situazione economica potrebbe essere diversa.

Se i prezzi sono bassi significa che i ricavi sulle vendite non saranno così buoni perchè inevitabilmente si ridurrà il margine. 

Quando le aziende non vanno bene, la prima cosa che fanno è ridurre i costi: ecco che quindi iniziano ad arrivare i tagli al personale e le riduzioni degli stipendi. La conseguenza è che i cittadini si ritroveranno ancora con meno disponibilità per spendere e acquistare i prodotti delle aziende stesse.

I prezzi scenderanno ancora, perchè a quel punto l’unico modo per vendere sarà avere dei prezzi più bassi degli altri. Ecco quindi che entra in gioco un’altra situazione negativa: la deflazione.

La deflazione è l’esatto opposto dell’inflazione, vale a dire una diminuzione costante del livello dei prezzi di beni e servizi. Quella che all’apparenza potrebbe sembrare una cosa positiva per il consumatore in realtà ha delle connotazioni molto negative per le aziende ed i governi. In realtà poi come abbiamo visto si riflette anche su noi poveri cittadini.

Bene, adesso che abbiamo capito di cosa stiamo parlando da diversi punti di vista (quello del consumatore e quello aziendale), cerchiamo di capire come le banche centrali tentano di controllare questi due aspetti.

L’obiettivo dichiarato delle più grandi banche centrali del mondo è quello di mantenere il tasso d’inflazione in un range del 2- 3% annuo. Un tasso a quel livello è indice di un economia sana.

Prendiamo l’esempio della zona Euro, visto che abbiamo parlato da poco delle manovre correttive messe in atto dalla BCE per risollevare il livello dei prezzi.

Come ormai abbiamo capito l’inflazione è rappresentata in maniera numerica dall’indice dei prezzi al consumo. In realtà, gli economisti ne usano una versione leggermente differente che è l’HCPI. Non ci interessa capire che differenza c’è con il CPI, ci basta sapere che è molto simile e che permette il confronto tra economie differenti.

Sul sito della BCE possiamo trovare i dati relativi all’inflazione dell’ Eurozona: l’ultimo dato di Marzo ce la indica praticamente a zero.

Significa che tutte le manovre che stanno mettendo in atto non stanno avendo gli effetti sperati.

Il taglio dei tassi d’interesse, i tassi di deposito negativi per disincentivare le banche a tenere i soldi depositati alla BCE, i LTRO vincolati al credito al consumo: sono solo le ultime delle manovre che la Banca Centrale Europea ha messo in campo per favorire la ripresa dei prezzi.

La realtà è che per il momento non stanno ottenendo gli effetti previsti. Stesso discorso potremmo fare per il Giappone, dove la Bank of Japan sta attuando da qualche tempo la politica dei tassi d’interesse negativi (cioè paga le banche affinchè prendano a prestito denaro con la speranza che li diano come credito ai consumatori), ma l’ultimo dato di Febbraio 2016 parla di un’inflazione allo 0,3%.

Sono esempi che ci fanno capire come non sia affatto facile controllare l’andamento dei prezzi ed è per questo che se parlate a qualche membro di una banca centrale di inflazione e deflazione, probabilmente, scapperà.

Bene amici, iniziamo ad avere un quadro più completo della situazione. Oggi siamo entrati un po’ più nei dettagli tecnici: per qualsiasi domanda o dubbio potete scriverci nei commenti, saremo felici di rispondere.

Il Trading in Parole Ricche sta diventando un vero e proprio corso di economia, sicuramente molto utile a chi vuole avvicinarsi o a chi vuole capirne di più dell’affascinante mondo del Trading Online.

Buon trading a tutti

Il Manuale Del Trader Idiota