Ieri ad Algeri è stato trovato (finalmente) l’accordo tra i membri Opec per il taglio di produzione giornaliera di Petrolio. Una decisione attesa da molti mesi ma che si è concretizzata solo nella giornata di ieri.

I retroscena dell’incontro che si è svolto in Algeria da lunedì a mercoledì scorsi li conosciamo bene: il prezzo del Petrolio negli ultimi due anni è sceso molto ed ha toccato minimi da circa tredici anni nel mese di febbraio quando la quotazione era arrivata intorno ai 26 $ al barile. Da lì è stata una ripresa che, tra alti e bassi, ha portato il prezzo attuale intorno ai 46 $ al barile (prendiamo come riferimento il WTI ma per il Brent la situazione è simile. In genere il greggio di Londra ha una quotazione più alta rispetto al collega di New York).

Durante il meeting informale di questi giorni è stato finalmente trovato un accordo che non scontenta nessuno e che porta la produzione dagli attuali 33,2 milioni di barili al giorno ad un tetto massimo di 32,5 milioni di barili al giorno. Un taglio di circa 700.000 unità.

Questo dovrebbe garantire la possibilità di smaltire i barili in eccesso che in questi anni hanno invaso il mercato mondiale e riequilibrare la delicata situazione tra domanda ed offerta. Nella serata di ieri è arrivata la comunicazione del trovato accordo, l’ufficialità potrebbe essere data nelle prossime settimane (a novembre c’è il secondo meeting annuale dell’Opec che si terrà a Vienna).

Il mercato ha reagito con euforia e nella giornata di ieri sia WTI che Brent hanno chiuso le contrattazioni con rialzi che hanno superato il 5%. L’impatto è stato positivo anche sui listini azionari: nella notte le borse asiatiche hanno chiuso tutte in rialzo mentre in Europa la seduta è cominciata decisamente bene con tutti i principali listini che dopo l’apertura hanno fatto registrare rialzi superiori anche ad un punto percentuale.

Quale potrebbero essere state le motivazioni che hanno spinto Arabia Saudita ed Iran (i due principali colpevoli dei mancati accordi di questi mesi) a trovare un compromesso? Non ci sono versioni ufficiali, ovviamente. Solo analisi di qualche esperto.

Una particolarmente interessante trova la motivazione nella situazione finanziaria dell’Arabia Saudita che, a dispetto del fatto di essere il primo produttore al mondo di Petrolio, si trova in una situazione economica difficile. Al governo saudita servono prezzi del Petrolio più alti. In questo modo il maggior margine andrebbe a compensare l’abbassamento di produzione (l’Arabia Saudita sarebbe il paese più colpito da questo taglio: solo lei perderebbe circa 400.000 barili al giorno).

È un primo importante passo, sicuramente. Dopo mesi di parole, dichiarazioni e smentite, qualcosa sembra che si sia mosso.

Ora bisognerà vedere quali saranno i prossimi passi perchè alle parole (anche se è stato trovato l’accordo ripetiamolo, sono ancora parole) devono seguire i fatti.

Altrimenti sarà stata un altro buco nell’acqua. Stavolta più grande delle altre.

Vi terremo sicuramente aggiornati nelle prossime settimane.

Buon Trading a tutti

Il Manuale Del Trader Idiota