Nel Trading in Parole Ricche abbiamo iniziato a dare un significato a delle sigle che spesso compaiono sul calendario economico ed a cui tanti magari non danno peso. Oggi è il turno del PPI.

Sia ben chiaro, non è che se uno impara a memoria il significato di tutti gli indicatori economici che trova poi inizia a guadagnare nel trading. Magari fosse così semplice.

Però noi come abbiamo ripetuto più volte siamo in guerra e dobbiamo conoscere a fondo il nostro nemico. Ecco, sapere che cosa rappresentano i dati che vengono rilasciati durante la giornata di trading è un buon punto di partenza per prepararci alla battaglia. Oggi, come abbiamo già detto, è il turno del PPI.

L’Indice dei Prezzi alla Produzione (Producer Price Index in inglese) rappresenta la variazione di prezzo di un certo numero di beni (il cosìddetto paniere) che sono destinati ai produttori. Differisce quindi dall’indice ai prezzi al consumo per il destinatario finale a cui sono diretti questi beni.

È ottenuto anche lui, come molti degli indicatori economici, attraverso un sondaggio con le aziende interessate. Il settore a cui fa riferimento l’indice comprende un po’ tutti i settori principali dell’economia, dal manifatturiero a quello finanziario ed i beni riguardano tutti i vari step del processo produttivo, dalle materie prime ai prodotti finiti. Soprattutto la variazione di questi ultimi, i prodotti destinati alla vendita, è considerata molto dagli investitori.

La sua importanza è data dal fatto che è strettamente legato all’inflazione: un aumento dei prezzi all’origine significa infatti prezzi più alti per i consumatori. Ed il punto di vista offerto è proprio l’opposto a quello dei consumatori finali che invece è dato dall’ Indice dei Prezzi al Consumo.

Il dato, messo sotto forma di indice, viene rilasciato mensilmente dal dipartimento del lavoro USA (a questo indirizzo c’è il loro sito) intorno alla seconda settimana del mese e fa riferimento al mese precedente.

Vediamo come interpretarlo. Un suo aumento significa come abbiamo detto un aumento dei prezzi ai produttori che devono produrre quei beni. Di conseguenza aumentano anche i prezzi finali. Se l’indice aumenta quindi è un dato negativo per l’economia a cui fa riferimento.

Dall’altro lato questo spingerebbe le banche centrali ad intervenire se la situazione dovesse diventare troppo negativa e questo a sua volta è visto come un aspetto positivo da parte degli investitori.

Come del CPI ne esiste anche una versione “Core” che viene calcolata togliendo dal paniere i beni con i prezzi più volatili.

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