Dopo essere stato nell’occhio del ciclone per diversi mesi il prezzo del Petrolio sembra aver trovato una certa stabilità dopo il rally delle scorse settimane che lo ha portato dai minimi di Febbraio a 26 $ al barile all’attuale prezzo che si aggira intorno ai 50 $ al barile.

Con il senno di poi possiamo fare un ragionamento su quello che è successo negli ultimi due anni e quali sono stati gli effetti delle decisioni dell’OPEC, il più grande cartello di paesi produttori di petrolio al mondo (infatti OPEC sta per Organization of Petroleum Exporting Countries, l’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio). All’interno del cartello ci sono i maggiori produttori al mondo di greggio, Arabia Saudita su tutti.

Per capire di cosa stiamo parlando contestualizziamo la vicenda con il grafico dei prezzi del greggio. Quello di seguito è il contratto continuo del WTI con candele settimanali

CL-Opec

Fonte: www.tradingview.com

 

L’arcinota discesa che a partire dalla seconda metà del 2014 ha messo in crisi tanti operatori del settore è stata dovuta in larga parte all’eccesso di produzione che ha creato lo squilibrio domanda-offerta di cui abbiamo tanto sentito parlare durante i mesi caldi. Bene, ma qual’è stato il comportamento dell’OPEC a riguardo? Almeno nell’ultimo periodo non è intervenuto in tal proposito. Ricordiamoci del meeting di Doha dello scorso Aprile quando, ufficialmente per questioni politiche, i paesi appartenenti al cartello non si sono accordati per tagliare la produzione. Taglio che avrebbe ridotto l’offerta e ricondotto i prezzi a livelli più accettabili.

Ora, in realtà la ripresa del prezzo del greggio c’è stata lo stesso. Oggi però vogliamo concentrare la nostra attenzione su un altro aspetto.

L’OPEC, avendo al suo interno i principali paesi produttori al mondo (ma non ha al suo interno gli Stati Uniti), ha una grandissima influenza sull’andamento dei prezzi. E a prezzi così bassi come quelli degli ultimi mesi è molto probabile che i produttori più piccoli come le società petrolifere statunitensi, siano in difficoltà. E sul fatto che l’OPEC, il più grande cartello al mondo di paesi produttori, abbia degli interessi a far cadere dei concorrenti, non è un segreto.

Sanno benissimo che i costi di produzione di queste aziende sono più alti rispetto ai loro ed i margini sono inferiori: con prezzi così bassi molte di loro hanno lavorato in perdita.

Bene, un’analisi uscita proprio in questi questi giorni ci fornisce uno scenario ben diverso: al momento nessuna delle società americane di medie dimensioni è saltata. Com’è possibile questo se lavorano praticamente in perdita? Semplice, molte di loro si sono adattate ai tempi implementando nuovi modelli di business, cambiando le tecniche di estrazione e riducendo di conseguenza i costi.

Tutto questo ha permesso a queste società di sopravvivvere e di costruire le basi per il futuro ora che il peggio sembra esser passato.

Ecco quindi che quello che sembrava essere (possiamo toglierci anche il sembrava) un piano architettato a tavolino dall’ OPEC per togliere dal mercato i piccoli produttori e reimpadronirsi di una fetta maggiore del mercato mondiale sembra essere fallito. Non miseramente, perchè sicuramente quello che è successo ha messo in ginocchio le piccole realtà estrattive, ma non ha minato lo zoccolo duro della produzione statunitense.

Per il momento, alla luce anche dell’ultimo meeting che si è tenuto a Vienna tre settimane fa, non sembrano esserci all’orizzonte nuove manovre di questo tipo. Anche perchè, proprio in occasione dell’ultimo meeting, l’OPEC stesso si è esposto dicendo che la situazione è più tranquilla rispetto ai mesi precedenti e quindi non sono necessari interventi.

Vedremo nei prossimi mesi cosa succederà.

Noi ci sentiamo stasera con il resoconto della giornata sui mercati: vedremo come sarà andata questa prima giornata della settimana e se gli effetti Brexit si saranno già fatti sentire.

Buon Trading a tutti

 

Il Manuale Del Trader Idiota