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Entro il 2030 circa 375 milioni di posti di lavoro rischiano di andare perduti a causa dell’automazione: le nuove tecnologie introdotte nel campo dell’industria (non solo quella manifatturiera) mettono a repentaglio la sopravvivenza di figure lavorative all’apparenza inattaccabili come per esempio quella del banchiere.

Il McKinsey Global Institute ha da poco pubblicato uno studio molto interessante che ci riporta alla mente una realtà che è sotto gli occhi di tutti ma che molto spesso viene trascurata: le nuove tecnologie (e quindi l’automazione) da un lato aiutano senza dubbio a migliorare la vita, dall’altro però rischiano di mettere in seria difficoltà tante persone da qui ai prossimi anni. Entro il 2030 infatti circa 375 milioni di posti di lavoro rischiano di svanire a causa dei robot e coloro i quali non si adatteranno in tempo rischiano seriamente di ritrovarsi disoccupati.

Per settori come quello industriale e quello manifatturiero questa non è certo una novità ma uno degli aspetti più interessanti di questo studio riguarda i vari campi in cui l’automazione farà una vera e propria rivoluzione: dai paralegali ai commercialisti passando per i fast food (dove addirittura il cibo potrebbe essere preparato senza l’ausilio umano) non c’è una categoria di lavoratori che può stare veramente tranquilla.

Addirittura il banchiere, considerata la figura “stabile” per eccellenza, rischia di non avere più il proprio posto nel 2030: secondo il Mc Kinsey Global Institute infatti anche alcune procedure bancarie (come per esempio l’erogazione di nuovi mutui) in futuro potranno essere eseguite senza ricorrere all’uomo.

Il problema dunque è piuttosto chiaro. Ma qual’è la soluzione secondo gli autori di questo studio? Per prima cosa è compito dei governi e delle aziende gestire questo processo di transizione nel momento in cui avverrà. I lavoratori dal canto loro dovranno essere flessibili ed essere pronti a cambiare settore in caso di necessità.

C’è poi un altro consiglio molto interessante che riguarda il sistema con cui siamo nati e cresciuti: andare a scuola per venti anni e lavorare per i successivi quaranta non è più sostenibile. Secondo il MGI infatti è molto più utile imparare durante la propria carriera lavorativa piuttosto che studiare sui banchi di scuola e poi essere proiettati in un mondo di cui, all’atto pratico, si conosce veramente ben poco.

Siamo nel 2017 ed lo scenario prospettato da questo studio sembra una cosa ancora lontana: la realtà è che tante delle situazioni che abbiamo citato le stiamo già vivendo e forse un giorno potrebbero riguardarci in prima persona.

Buon Trading a tutti

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