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Nato su una Giulia 1300 a carburatori, e ovviamente appassionato alle 4 ruote, ho seguito gli sviluppi di questo settore fino ad oggi con l’avvento dell’elettronica. che a dire il vero ha perso un po’ di fascino in quanto le automobili non hanno più la loro “voce” (sì, sono un nostalgico del carburatore…).

Di pari passo si sono evolute le compagnie assicurative, che per esibire fantomatici sconti sul premio, si sono avvalsi del gps e di conseguenza ai km percorsi (primo fra tutti il Viasat, ne avrete sentito parlare); a tal proposito leggevo un articolo che una compagnia assicurativa in associazione con la piu’ grande industria di veicoli Torinese aveva in programma di collegare mediante, appunto block-chain, la scatola nera dei veicoli in modo da avere in real time tutti i dati necessari per poter sapere cosa sta facendo il mezzo secondo per secondo.

Questa cosa mi ha acceso un faro (lampadina sarebbe estremamente riduttivo) nella mente, seguitemi per un momento…

Se colleghiamo la cosiddetta scatola nera (che raccoglie i dati di tutti i sensori del veicolo) alla Blockchain, abbiamo un prospetto generale di come sta funzionando ogni singolo componente: avremmo in tal modo una serie di dati in tempo reale che farebbero gola a tutti.

Ma Perché questi dati sono cosi interessanti/importanti?

Per riuscire a capire bene questo passaggio occorre avere ben chiaro in mente come funziona la Block-Chain. Di seguito vi rinfresco la memoria poichè repetita iuvant.

Per rendere piu’ semplice il concetto immaginiamo di avere una scatola (Blocco) che al suo interno siano presenti altre scatoline (record), in ogni scatolina sono stivati degli oggetti (che nel nostro caso sono i dati della scatola nera); la scatola piu’ grande, che contiene le altre, e’ collegata, tramite dei riferimenti alla scatola precedente e quella successiva e questi riferimenti sono strettamente legati con il contenuto, quindi una volta che abbiamo stivato i nostri dati, possiamo solo leggerli e non modificarli, altrimenti dovremmo cambiare i riferimenti al blocco precedente e successivo; ma per riuscirci dovremmo cambiare tutti i blocchi e questo non e’ possibile. Per rendere questa catena inattaccabile dagli hacker e’ decentralizzata, nel senso che i blocchi possono essere validati da diversi elaboratori e quindi ogni nodo (elaboratore) ha l’esatta copia dell’insieme dei blocchi , appunto Block-Chain, quindi e’ praticamente impossibile violarla!

Rispolverato il funzionamento di questa cosa straordinaria, possiamo facilmente dedurre che questo strumento diventa un archivio completo ed in tempo reale di un qualsiasi veicolo compreso un mezzo pesante.

Ma qua inizia il problema, e si chiama Privacy: questi dati di chi sono? Sono del proprietario del veicolo (in fondo variano da autista ad autista e con il gps si sa dove uno è) o della azienda produttrice del veicolo?

La risposta non credo spetti a noi, ma in ogni caso sono convinto, che se si potesse realizzare una cosa del genere tutto il mondo ne gioverebbe: autisti controllati, quindi più difficile contravvenzione alle regole (e questo mi farebbe molto bene); compagnie assicurative che contestano alcune situazioni, poichè quello che trovo scritto in un blocco è vero, potenzialmente verificabile e non si discute; produttori di veicoli informati minuto per minuto di come funziona il loro prodotto, e potendo apportare alcune modifiche del caso senza impegnare grossi capitali per le sperimentazioni (riducendo il costo delle automobili stesse) e perchè no, ridurre l’inquinamento.

Per limitare i diritti sui dati sensibili e ridurre il rischio che vengano usati per fini diversi da quelli preventivati, si potrebbero pensare delle classi di accesso in modo che ciascuno utilizzi solo i dati a lui utili.

Non Solo.

Immaginate che Mario Rossi, autista di un mezzo pesante, debba fare delle trasferte piuttosto importanti con il suo mezzo e gli venga l’idea di modificare la centralina o, ancora più grave, il cronotachigrafo: alla prima messa in moto del mezzo inizia il trasferimento (e controllo) dei dati presenti sulla Block-Chain, ma ci sono delle incongruenze. Il veicolo potrebbe dunque spegnersi e andare in “Recovery”; ecco che cosi facendo si disincentiva la modifica del proprio mezzo al fine di evitare incidenti di vario genere e causa, limitando almeno quelli derivanti da negligenza.

Tornando al titolo della riflessione, credo che questa Scatola Nera & Blockchain sia davvero un mix esplosivo rappresentando dunque una conquista per monitorare a livello mondiale il funzionamento del veicolo. E come la mettiamo con la privacy?

Beh se allarghiamo il nostro ragionamento, ci mettiamo poco ad accorgerci che ad ogni incrocio ci sono delle telecamere e siamo sempre potenzialmente “sotto controllo”.
L’utilizzo della scatola nera abbinata alla block-chain, a parer mio sarebbe il meno e avrebbe la possibilità di raccogliere dati per fini tecnici e di prevenzione.

E insomma, Volkswagen e IOTA hanno già dato prova di aver capito quale sia la strada da seguire!

Mica quisquilie.

Chi gioca per vincere non perde mai

Eros Luomoneros Silvagni


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