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Ieri come sappiamo la BOE ha tagliato i tassi d’interesse per la Sterlina portandoli al valore dello 0,25%, il minimo storico per quanto riguarda la valuta inglese.

Questa è stata la manovra sicuramente più discussa e chiacchierata tra quelle messe in atto dalla banca centrale inglese ma altre non meno importanti riguardano l’aumento del piano di Quantitative Easing e la creazione di un fondo a sostegno delle banche e (almeno nelle intenzioni), dei consumatori.

Per renderci conto della portata delle decisioni della BOE pensiamo solo ad un fatto: la banca centrale inglese (o semplicemente Bank come la chiamano da quelle parti) è stata istituita il 27 Luglio del 1694 e da allora i tassi d’interesse non sono mai stati così bassi. Il precedente taglio, di 50 punti base, era datato Marzo 2009 come misura per fronteggiare la grave crisi globale del 2008 che aveva colpito anche il Regno Unito. Da allora il paese d’oltremanica era stato tra i più floridi degli ultimi anni tanto da essere considerato un paese di riferimento a livello economico e con una valuta tra le più solide al mondo.

Tutto questo fino al 24 Giugno, quando c’è stato il Brexit che ha rivoluzionato i piani.

Quella di ieri è una giornata molto, molto importante per il Regno Unito e l’insieme delle manovre annunciate, proprio per la sua portata, è stato ribattezzato dalla stampa inglese “Big Bazooka“, il grande bazooka. Dopo la conferenza stampa del presidente Mark Carney sono arrivate anche le prime reazioni da parte della stampa e due sono le domande che più rimbombano tra le testate economiche.

La prima è: ma non è un po’ troppo presto per mettere in atti tutte queste manovre? Tradotta in altri termini: se tutto ciò non dovesse bastare, quali altri armi ha in serbo la BOE per fronteggiare un’eventuale crisi? Abbiamo l’esempio della Bank of Japan e degli sforzi che sta facendo per fronteggiare la difficile situazione dell’economia giapponese, e soprattutto abbiamo sotto gli occhi gli scarsi risultati che la banca centrale giapponese sta ottenendo con l’inflazione che non ne vuole sapere di tornare a livelli quanto meno accettabili.

Questa domanda è più che legittima. Come abbiamo spesso ripetuto i reali effetti del Brexit sono tutti da valutare. È vero, sono arrivati i primi dati scoraggianti dall’indice PMI nelle scorse settimane, ma è anche vero che è passato veramente troppo poco tempo per poter dare una valutazione concreta. Occorrerà aspettare i prossimi mesi e vedere gli effetti sul PIL, sul mercato del lavoro e sull’inflazione.

Tanto che la BOE stessa, nel rivedere al ribasso le stime di crescita per i prossimi anni, ha annunciato che quest’anno l’economia del Regno Unito raggiungerà il target del 2% ma che le vere conseguenze saranno tra il 2017 ed il 2018.

La seconda, strettamente collegata alla prima è: sarà sufficiente tutto ciò? Anzi, qualcuno è andato addirittura oltre dicendo che i tassi d’interesse così bassi potrebbero portare ad una situazione di grande inflazione, simile a quella che si è avuta a cavallo tra gli anni 70 ed 80. In altre parole, per cercare di contrastare un’eventuale recessione si rischia di avere l’effetto completamente opposto.

Recessione che non è stata esclusa da Carney che l’ha messa tra i possibili scenari futuri.

La sensazione che forse la BOE abbia bruciato un po’ troppo i tempi c’è ed è abbastanza diffusa. Ma c’è anche da considerare che queste sono state decisioni prese praticamente all’unanimità il che significa che c’erano delle motivazioni più che valide per mettere in atto il Big Bazooka.

La risposta come sempre ce la darà il mercato, basta aspettare qualche mese.

Buon Trading a tutti

 

Il Manuale Del Trader Idiota


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