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Utilizzando l’algoritmo di consenso di Stellar, PI Network garantisce il mining direttamente da cellulare, senza impegnare la cpu del telefono stesso né tanto meno la scheda video.

Vediamo come fa.

Prima di addentrarci nel funzionamento del protocollo PI Network, vediamo di comprendere come funziona, seppure a grandi linee, l’algoritmo di Stellar Lumens.

Per poter ottenere il consenso, quindi l’autorizzazione alla validazione del blocco, un nodo deve comunicare a tutti gli altri la propria soluzione.

Mediante il problema dei Generali Bizantini, si ha la sicurezza pressoché matematica che la soluzione è quella corretta: il numero di nodi è elevato e la ricompensa fa si che i nodi comunichino la soluzione reale a cui sono arrivati senza inganni.

Questo è l’algoritmo di validazione della maggior parte delle Blockchain, prima fra tutte quella di Bitcoin ed Ethereum (nonostante ETH stia procedendo allo Switch da PoW a PoS).

Come sappiamo implica un grossissimo dispendio di energia elettrica per poter far funzionare le batterie di ASIC preposti alla soluzione dei calcoli.

Stellar Lumens ha avuto una intuizione: se, al posto di comunicare la mia soluzione a tutti i nodi in modo da poter escludere quelli potenzialmente fraudolenti, per poter avere il quorum (numero minimo di nodi per avere il consenso); li comunico solo a quelli che sono sicuro siano attendibili?

In questo modo si snelliscono moltissimo le validazioni, infatti le transazioni su Stellar si risolvono in 2-5 secondi.

Chiaramente, per evitare in tutti i modi che ci possano essere dei nodi affetti dal “fallimento bizantino” superiori ad 1/3 dei nodi totali, i nodi selezionati per la validazione devono concorrere alla validazione di altre transazioni con nodi differenti.

Si introduce il concetto di quorum intersecati.

Questo tipo di consenso prende il nome di FBA (Accordi Bizantini Federati) originando il personale protocollo di consenso di Stellar: SCP (Stellar Consensus Protocol)

In pratica, in maniera indiretta, si ha la conferma dell’attendibilità dei nodi, solo quando c’è l’intersezione del quorum.

Risulta chiaro che se il quorum non si sovrappone, prende il nome di disgiunto e non si può avere il consenso alla validazione del blocco.

Il processo di validazione ha un costo, seppur esiguo paragonato agli istituti di credito, questo costo è la ricompensa che si trattiene il nodo che ha proposto la soluzione.

Questo processo è conosciuto come mining.

Questo tipo di validazione non richiede dei calcoli estremamente complessi, anzi si basa solo su delle comunicazioni di rete tra i nodi; ecco perché opportunamente modificato il protocollo, PI Network è riuscito a portare il mining su Smartphne.

Il procedimento è semplice: appena avviata l’applicazione e dichiarato di non essere un bot, si entra nel vivo della PI Network.

L’accesso a varie classificazioni, a seconda di ciò che autorizziamo a fare:

-Pioniere: livello base dove si possono eseguire solo transazioni di trasferimento di token PI;

– Contributor: Un utente dell’app. mobile che contribuisce fornendo un elenco di pionieri che conosce e di cui si fida. In questo modo si costruisce un grafico di fiducia globale;

– Ambasciatore: Un utente dell’App che sta introducendo altri nella rete PI;

– Nodo: questa è la massima “carica” che si può avere, dove si possono eseguire tutte le operazioni delle figure precedenti.

Questo non è possibile utilizzando solamente l’app, ma occorre anche un software apposito per pc o laptop nel quale occorre far eseguire l’SCP (Stellar Consensus Protocol).

Considerazioni:

Il progetto, di per sé è molto allettante perché, come pioniere è sufficiente aprire l’applicazione una volta sola al giorno per poter ottenere delle ricompense in token PI; in tutti i modi mi sorgono delle perplessità.

Prima fra tutte è questa: siamo sicuri che una volta terminata l’applicazione tutti i processi attivati vengano chiusi? Se occorre fare in modo che i vari nodi dialoghino tra di loro, tramite la rete, quale migliore occasione per sfruttare la parte radio del proprio smartphone?

Una volta che il mio smartphone è in deep sleep, può essere che il software possa aggirare il dooze di google per continuare a comunicare.

Da quanto riportato sul WP, il software come nodo non è ancora stato distribuito in quanto sono state proposte delle modifiche al protocollo SCP da parte di PI Netework che dovranno essere validate da Stellar.

Altro neo di tutto il progetto è che, al momento, il token PI non è scambiabile in nessun exchange oltre a non essere quotato.

Visto l’investimento davvero esiguo potrei consigliare di provare l’applicazione, tenendo ben monitorati i consumi sia dei dati internet che della batteria.

Per quanto riguarda quest’ultima impostare nel dooze di Google una restrizione se vengono riscontrati dei consumi anomali.

Chiaramente occorrerà fare delle statistiche prima di installare l’applicazione per avere un riferimento sull’utilizzo quotidiano dello smartphone e successivamente installare l’app.

Dopo di chè procedere nella rilevazione dei dati sui consumi e i token minati, per vedere se esiste una correlazione: Alti consumi di batteria e dati = maggior numero di token minati / bassi consumi di batteria e dati = minor numero di token minati.

Se si dovessero riscontrare, in ogni caso, dei consumi anomali nonostante il dooze di google sia molto restrittivo, significa che l’applicazione riesce a bypassare determinate impostazioni; a questo punto vi consiglio di disinstallarla.


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