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Si parla sempre più spesso di una Criptovaluta statale, e sembra che, effettivamente, sia alle porte; ma le banche come potrebbero o stanno reagendo?

In merito ad una Criptovaluta di stato, l’attuale presidente della BCE Christine Lagarde aveva paventato l’istituzione di una Central Bank Digital Currencies (CBDC) in pratica una banca centrale per le valute digitali.

Questa idea è stata accolta con un certo fermento dal fondo internazionale e da alcuni stati con una certa evoluzione digitale, prima fra tutti l’Estonia.

Quando si è trattato, però, di passare all’opera, beh si è verificata una “diaspora” da parte di tutti.

Al momento tra le 15 banche centrali mondiali che discutono sulla pianificazione e adozione di una Criptovaluta di stato, ve ne sono alcune estremamente dubbiose.

Addirittura la Cina ha adottato misure estreme nei confronti delle Criptovalute tali da renderle quasi proibite.

Adesso qualcosa è cambiato, infatti Svezia, Norvegia, Canada, Singapore, India, Ecuador, Tunisia e, udite, udite anche la Cina, stanno predisponendo una tavola rotonda per pianificare e quando istituire una CBDC.

Perché questo dietrofront (della Cina)?

Oramai la Blockchain ha dimostrato di essere un registro che valica i confini nazionali e internazionali.

Grazie al suo funzionamento basato sul Peer-To-Peer è sicura ed incensurabile.

La Blockchain ha trasformato il concetto di Fiducia non ha bisogno di terze parti che fanno da “garanti”.

Con gli Smart Contract la Blockchain è garante di se stessa!

Ecco che risulta naturale pensare che questa corsa alla valuta digitale di stato sia dettata dalla paura delle banche di essere tagliate fuori dalla gesione delle transazioni.

Altra possibilità per quanto plausibile e condivisibile, ma non altrettanto forte, potrebbe essere l’abbattimento dei costi.

Non solo. C’è l’aumento della sicurezza: meno evasione, più ostacoli al riciclaggio e maggiore velocità nei sistemi di pagamento.

Secondo me questa “affannosa” corsa all’adozione di una Criptomoneta (che in questa situazione potrebbe solo essere una Stablecoin) scaturisce dal fatto che gli istituti di credito perderebbero un valore intrinseco nella nostra vita comune in quanto le transazioni avverrebbero tra privati con costi bassissimi e istantaneamente.

Chiunque ha acquistato poche decine di euro in Criptomonete sa che nel giro di qualche minuto le vede accreditate sul proprio Wallet

Il Controsenso

Seguitemi nel ragionamento, alcuni mesi fa l’ex direttore della BCE aveva demonizzato le Criptovalute in quanto favoriscono il riciclaggio.

Ora, invece, con una Criptomoneta di stato  si ostacola il riciclaggio.

Ovviamente quella statale non sarebbe decentralizzata come una vera e propria Cripto, ma non è la decentralizzazione che favorisce il riciclaggio.

Oggettivamente ci sarebbe un problema intrinseco delle Criptovalute: la volatilità. Di fatto però sarebbe risolvibile mediante l’istituzione di un CriptoDollaro, o CriptoEuro…

Molte aziende hanno sfruttato la tecnologia Blockchain per far viaggiare dei dollari virtuali attraverso la rete e questi “Token” sono sostenuti in maniera di 1 a 1. Cioè ad ogni “Token” corrisponde 1 dollaro.

A tal proposito è doveroso parlare di Tether che ha un sottostante di 6 miliardi di dollari e viene riconosciuta e accettata da svariate piattaforme commerciali.

Quindi cosa ci sarebbe da inventare?

Nulla occorrerebbe solo Adottare!

L’E-Dinar

Nelle more di tutte le perplessità delle banche centrali, alcune provano a muovere dei passi verso questa nuova tecnologia.

Degna di nota la Tunisia con il suo E-Dinar.

Non si parla di una vera e propria Criptovaluta, nonostante debba i natali al gruppo russo che ha sviluppato Universa.

Infatti il mining di questa impropria Criptovaluta è centralizzato e l’emissione di moneta circolante è legata alle emissioni della banca centrale, quindi diventa Inflattiva o deflattiva a comando.

Un aspetto estremamente positivo è che il sistema di pagamento, essendo veicolato tramite Blockchain, è istantaneo: una sorta di contante totalmente tracciabile.

In questo caso la banca centrale Tunisina sta effettivamente cercando di arginare i costi di transazione, ed eliminare definitivamente i costi di produzione.

Con l’emissione di valuta digitale vengono gradualmente eliminati i processi di antifalsificazione.

Così facendo si ha in tempo reale la quantità effettiva di moneta circolante.

Ne giovano anche gli scambi internazionali mediante un tasso di cambio predeterminato.

Apparentemente la situazione non è delle più rosee, ma il fatto che ci siano le volontà di accostarsi a questa nuova tecnologia è estremamente positivo.

Qualcosa si muove anche nel nostro paese, infatti leggevo che le criptovalute sono tassate come valuta estera.

Quindi, direte voi, dove sono i lati positivi? Apparentemente non ci sono, ma se il nostro paese si è sbilanciato in tal senso è un buon segno: rappresenta una presa di coscenza.

E il fatto di tassarle è un deterrente, meditiamo gente, meditiamo!

Ci leggiamo la prossima settimana!

Chi gioca per vincere, non perde mai!

Eros Luomoneros Silvagni

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