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Giorni caldi per il presidente americano Donald Trump: tra riforme, tensioni internazionali e tutte le altre incombenze che il ruolo richiede c’è anche da pensare al business. A quanto pare però il nuovo ruolo non sta portando benefici al magnate newyorkese, anzi, lo sta danneggiando.

Che la convivenza tra il ruolo da presidente e quello di uomo d’affari sarebbe stata difficile era facile da immaginare. La storia di cui parliamo oggi ci da una conferma di come sia una questione molto delicata da portare avanti.

Donald Trump ha costruito il suo impero nel campo immobiliare ed uno dei suoi business consiste nel concedere in licenza il marchio Trump in giro per il mondo. A Dallas era in programma l’apertura di un albergo con uno dei marchi della sua organizzazione, Scion, ed il progetto è stato portato avanti da Mike Sarimsakci, un immobiliarista di origini turche.

Il progetto, dopo gli ultimi eventi, verrà portato avanti con un altro nome. Le motivazioni sono principalmente due, una interna ed una esterna. In primis il Texas è uno stato democratico ed il 61% dei cittadini della contea di Dallas ha votato Hillary Clinton alle elezioni dello scorso novembre. La scelta di un brand collegato alla Trump Organization è stata quindi fortemente osteggiata.

La seconda è legata invece ai rapporti internazionali. Mike Sarimsakci ha raccolto i fondi per quest’opera in paesi esteri, principalmente Russia e Kazakistan, dove il presidente USA non è molto ben visto (usiamo questo eufemismo).

Tutto questo ha portato Sarimsakci ad optare per una scelta diversa. Hanno fatto rumore le parole di Philip Kingston, consigliere democratico di Dallas che si è opposto al progetto, secondo cui “il marchio Trump è ormai malamente danneggiato” (con riferimento ovviamente all’operato del presidente).

Non ci sono state dichiarazioni da parte di Sarimsakci mentre la Trump Hotels ha dichiarato che “non era stato firmato alcun contratto e che la partnership era solo potenziale. È stato fatto tanto rumore per nulla”.

Per la cronaca era previsto un progetto analogo anche a St. Louis, in Missouri, e anche lì non se ne farà nulla.

Ora, non sarà certo questo mancato accordo a creare dei danni economici all’organizzazione di Donald Trump: è però una prova concreta di quanto sia difficile (se non impossibile) conciliare il ruolo di presidente degli Stati Uniti con quello di uomo d’affari.

Gli interessi in ballo sono troppo, troppo grandi.

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