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A me è capitato ieri, ed è anche per quello che non ho pubblicato l’articolo. Luigi ancora una volta starà impazzendo, ma alcune giornate sono semplicemente Over the Counter.

Un anno e mezzo fa, Maria Elisabetta mi invita come relatore ad un convegno europeo sulla disabilità, in particolare si parlava di un tipo di anemia.

Solitamente quando vado nelle scuole, riesco ad impattare sui ragazzi facendo provare le carrozzine e facendoli riflettere su alcuni movimenti che loro danno per scontati, mentre in carrozzina non lo sono assolutamente.

Ma in questo speech, avrei parlato la mattina a un centinaio di genitori e al pomeriggio avrei fatto attività con i loro figli. Mi dovevo dunque inventare qualcosa per colpire e scioccare anche i genitori.

L’idea mi è venuta sabato scorso. Ne ho subito parlato a Maria (la mia compagna) e Maria Elisabetta (l’organizzatrice dell’evento e sono rimaste semplicemente colpite e spiazzate. E’ stato in quel momento che ho capito che la mia idea era giusta.

Ci ho messo tutta questa settimana per reperire uno strumento che mi serviva, ma alla fine tutto si è incastrato.

Ed ecco dunque che è arrivato il gran giorno

Stamattina mi sveglio alle 7, poichè il mio intervento era previsto circa alle 11 di Peschiera, ma volevo prendere confidenza con la struttura e le persone.

Salgo sul furgone, carico di carrozzine da gioco e parto. Una volta raggiunto il Park Hotel Golf Resort di Peschiera, aspetto Valentino, un mio compagno di squadra in carrozzina. Lui doveva portarmi una delle sue carrozzine vecchie. Eccolo svelato! Questo sarebbe stato lo strumento con cui avrei ribaltato la sala.

Arriva, mi dà la sua vecchia carrozzina da passeggio e mi ci siedo. Mi presento quindi in sala seduto in carrozzina. A parte dunque i miei complici (che avevo avvertito per evitare domande del tipo “ma cosa ti è successo?”), tutti erano convinti io fossi realmente in carrozzina.

Tocca a me parlare. Ho sempre un pò di timore a parlare in pubblico e questa mattina me la stavo letteralmente facendo sotto.

Stavo uscendo alle 8.20 di casa, quando arriva la richiesta di uno skype al volo. Serviva un chiarimento sul calcolo del consumo elettrico di alcune macchinette stampasoldi e non potevo assolutamente non rispondere alla “Call of Duty”.

Inizio la presentazione raccontando le nostre attività di basket in carrozzina, spiegando in particolare il progetto nelle scuole che vive ormai da 3 anni e ha coinvolto più di 6000 studenti veronesi.

Ad un certo punto chiedo che cos’è la disabilità e non poteva chiedere parola persona migliore per il percorso logico ed emozionale che stavo andando a compiere: UN BAMBINO

Preconcetti

Per lui la disabilità significa dare la possibilità a tutti di fare sport. Una definizione magnifica! Ovviamente a lui interessava il basket in carrozzina, quindi era un pò di parte.

A un certo punto, il ragionamento si è spostato sulla classificazione della disabilità, ovvero come le persone valutino un’altra persona più o meno disabile, e quindi è arrivato il turno di chiedere che differenza di disabilità vedessero fra me e Valentino.

Le risposte sono state che probabilmente avevamo la stessa disabilità. Ma poi ho invitato all’osservazione e hanno visto che le mie gambe erano più grandi, il mio movimento del busto più completo. E ad un certo punto…..

Avresti dovuto vedere le facce. Nessuno poteva aspettarsi che mi alzassi in piedi.

Il messaggio che ho cercato di trasmettere con non poca veemenza è che i nostri preconcetti spesso ci mettono davanti delle valutazioni che talvolta non sono nemmeno minimamente aderenti alla realtà. Una carrozzina ha dato “per buono” che io fossi disabile quando secondo la legge italiana sono classificato come normodotato.

I feedback mi hanno letteralmente commosso. Con una piccola azione avevo avuto un impatto enormemente superiore e tantissime persone sono venute a ringraziarmi per il coraggio dimostrato e anche per l’insegnamento dato.

Questa è stata dunque l’ennesima riprova che quando fai le cose con il cuore, il messaggio arriva sempre.

Quali preconcetti ci stanno fermando nella vita?

Quali sono i nostri limiti reali? Quanto coraggio abbiamo di superarli? E quanto pelo sullo stomaco per provare davvero a impattare positivamente sulle persone che ci circondano?

Questo è un post diverso dal solito. Hai avuto modo di conoscere un pò meglio il mio modo di pensare e ho condiviso con te una mia passione molto grande e con la quale arricchisco il mio spirito. Non ho parlato di Cripto, ma se sei stato attento, tantissime cose sono ad esse riconducibili ad un percorso imprenditoriale e alla vita. Perchè la vera differenza fra un buon imprenditore e un venditore sta nella creatività e nella consistenza del progetto che sta coltivando.

La partenza è ciò che ferma la maggior parte delle persone

Michele Zillo


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