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Ieri come sappiamo Mario Draghi ha reso note le prossime mosse della BCE che non cambierà nulla della sua politica monetaria, almeno fino a dicembre. Sarebbe stato difficile pensare ad un cambiamento a ridosso della settimana di fuoco per gli USA, ma l’Euro ne ha comunque risentito arrivando a toccare, in mattinata, i minimi da marzo nei confronti del dollaro.

Andiamo con un po’ di ordine e per prima cosa vediamo cosa è successo ieri. Alla vigilia dell’appuntamento ufficiale con la Banca Centrale Europea c’erano state diverse voci circa un possibile allentamento degli stimoli di politica monetaria messi in campo in questi anni. Voci che riguardavano soprattutto il Quantitative Easing e che parlavano di un taglio di 10 miliardi al mese. Tutto smentito dopo pochi giorni ma le voci si sa qualche effetto lo creano sempre e anche stavolta si era creata una certa attesa per l’incontro di ieri.

Draghi ha smentito, stavolta in maniera definitiva, questa possibilità: il QE andrà avanti almeno fino alla scadenza prestabilità (marzo 2017) ma non si escludono prolungamenti nel caso fosse necessario. Per quanto riguarda tutto il resto del pacchetto di politica monetaria (tassi d’interesse in primis) è tutto rimandato alla riunione di dicembre quando la situazione sarà più chiara. C’è un piccolo dettaglio però che va considerato: che da qui a dicembre ci sarà prima la riunione della FED e poi ci saranno le presidenziali USA.

Ora, che la BCE intervenisse prima di questa settimana di fuoco (FED il 1-2 novembre, elezioni l’8) ci sembrava onestamente difficile. Le banche centrali cercano in ogni modo di non creare shock ai mercati ed una mossa del genere avrebbe rischiato di essere l’inizio di una serie di shock a catena. Rimandato tutto a dicembre quindi ma la linea sembra piuttosto chiara: andare avanti fino a quando sarà necessario.

Bene, come l’hanno presa i mercati? Ieri le borse europee hanno chiuso in positivo trainate soprattutto dal settore bancario. Guardando al nostro listino Mps, il titolo più chiacchierato dei mesi scorsi, ha fatto registrare un rialzo del +14% (negli ultimi tre giorni quasi +38%). Anche stamattina i rialzi erano a doppia cifra. Ma è stato tutto il settore bancario europeo ad aver beneficiato delle parole di Draghi ieri.

Chi invece ha reagito in maniera differente è stato l’Euro, soprattutto nel cambio contro il dollaro. EurUsd ieri è sceso tutta la giornata ed è tornato sotto quota 1,09, valori che non si vedevano dallo scorso marzo. Nel solo mese di ottobre il cambio ha ceduto il -2,9% e non è detto che sia finita qui. L’Europa, già pesantemente colpita dal Brexit, si prepara anche al referendum italiano (ne abbiamo proprio in questo post) che potrebbe minare degli equilibri che sono già precari.

È interessante vedere, nelle testate economiche internazionali, come il problema Italia sia considerato una vera e propria mina vagante per i mercati. Noi che ci siamo dentro magari non ce ne accorgiamo ma il mondo economico è molto preoccupato delle conseguenze del voto del 4 dicembre.

Siamo entrati un una fase molto, molto importante in cui ogni mossa deve essere fatta con estrema cautela.

Ci sentiamo stasera.

Buon Trading a tutti

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