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Sono arrivati i dati sull’andamento dell’inflazione ad ottobre in Italia e, ahinoi, le notizie non sono buone. Ma la cosa che preoccupa di più è la differenza rispetto all’andamento dei prezzi nel resto dell’Eurozona.

Partiamo dai numeri e vediamo cosa dicono. Ad ottobre i prezzi in Italia sono tornati a scendere: l’indice dei prezzi al consumo è sceso del -0,1% su base annua (quindi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) mentre è rimasto invariato rispetto al mese scorso (non c’è stata nessuna variazione rispetto ai dati di settembre). Tradotto, almeno in parole semplicistiche, non ci sono state avvisaglie di una ripresa dei consumi. Anzi.

Qual’è stata la causa di questo ennesimo risultato negativo? Principalmente la diminuzione dei prezzi dei prodotti e servizi nel settore energetico ed in secondo piano troviamo anche la diminuzione dei prezzi nel settore alimentare.

Ora, questa non è una novità. Siamo abituati a sentire dati negativi sull’andamento dell’economia nel nostro paese ma stavolta la questione è diversa.

Nel resto dell’Eurozona infatti la situazione è in lento miglioramento. Nella giornata di lunedì sono stati rilasciati i dati sull’inflazione che hanno mostrato una crescita su base annua del +0,5%. Siamo ben lontani dai target stabiliti dalla BCE ma sono comunque dei segnali di ripresa interessanti.

Il vero problema è questa forbice che si sta creando con il resto d’Europa e spieghiamo subito il perchè. Se la situazione dovesse continuare su questa linea e mostrare un’ulteriore ripresa la BCE inizierebbe ad allentare la sua politica di stimolo all’economia, soprattutto il Quantitative Easing. È normale, gli stimoli servono a risollevare l’economia e una volta raggiunto l’obiettivo si ritorna alla normalità.

Una decisione del genere con un’Italia ancora in una situazione stagnante significherebbe un’altra mazzata per la nostra economia. Cosa succederebbe in quel caso? Ovviamente non ci è dato saperlo ed è un’opzione poco gradita. Ma è una possibilità concreta visti gli ultimi dati.

Non sono mancate le reazioni da parte delle associazioni dei consumatori, soprattutto Confcommercio e Federconsumatori che si sono definite “molto preoccupate” dalla situazione. E ci sono due ulteriori ombre all’orizzonte.

La prima è il referendum di dicembre: ne abbiamo parlato anche noi qui su Amica Borsa qualche settimana fa (in questo post) e più si avvicina la fatidica data e più crescono i timori e le incertezze.

La seconda è l’eventuale aumento delle aliquote IVA che secondo le ultime voci dovrebbe avvenire nel 2018 (e non nel 2017 come inizialmente previsto). Questa sarebbe veramente la mossa finale che rischia di mettere in ginocchio l’Italia (come se già non lo fosse abbastanza).

I numeri purtroppo non mentono e questa è la realtà che ci troviamo davanti.

Buon Trading a tutti

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