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Tutti attendono, ormai da mesi, il nuovo rialzo dei tassi da parte della FED. Ma in pochi considerano che sulla strada dell’economia americana c’è un’incognita, quasi una variabile impazzita: Donald Trump.

Quella di Donald Trump è una figura conosciuta praticamente in tutto il mondo. Imprenditore eclettico, ha costruito la sua fortuna ed il suo patrimonio (stimato nel 2016 a 4,5 miliardi di Dollari) nel settore immobiliare soprattutto nella zona di New York dove è famosa la sua Trump Tower.

Molta della sua fama è dovuta anche alle partecipazioni televisive degli ultimi anni che, insieme alla sua carriera da autore di libri (ne ha scritti decine), lo hanno reso un personaggio globale.

Da quest’anno Donald Trump (o meglio dall’inizio della campagna elettorale) è anche un uomo politico, candidato ufficiale per il Partito Repubblicano alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti d’America che si terranno il prossimo 8 novembre.

Che connessione c’è tra Donald Trump ed i mercati finanziari? È presto detto.

Nella giornata di ieri, in una conferenza stampa tenutasi a Detroit, il magnate americano ha reso noto il programma per quella che lui stesso ha definito la “rivoluzione delle tasse, il più grande cambiamento nel regime fiscale americano dai tempi di Ronald Reagan”. Una dichiarazione in perfetta sintonia con il personaggio fuori dalle righe quale è.

In cosa consisterebbe questa rivoluzione fiscale?

I punti salienti sono relativi ad una diminuzione delle tasse sia per le aziende (che verranno incentivate a produrre negli Stati Uniti) e sia per le famiglie con l’aliquota massima applicabile al reddito personale che passa dal 39,6% al 33%. A questo si aggiungono delle manovre atte a riportare negli USA i patrimoni custoditi all’estero e, non ultimo, una spinta alla produzione interna di energia in modo da evitare l’importazione da paesi stranieri. A questo ci va aggiunta la sfida neanche troppo velata alla Cina, ritenuta la responsabile di buona parte del deficit americano.

Se Donald Trump dovesse divenire il presidente degli Stati Uniti e mettesse in campo queste manovre, stiamo pur certi che l’economia americana ne risentirà. In un modo o nell’altro.

Il partito democratico, per bocca del suo rappresentante Hillary Clinton, si è affrettato a riportare l’analisi di alcuni esperti secondo cui le manovre proposte da Trump rischierebbero di riportare l’economia statunitense in uno stato di recessione e manderebbe in fumo un numero enorme di posti di lavoro.

A questo punto il cerchio è chiuso e capiamo anche perchè la FED, prima di alzare nuovamente i tassi d’interesse, ci sta andando molto ma molto cauta.

C’è da valutare la situazione dell’economia attuale (che i dati danno in miglioramento, vedi i Non-Farm Payrolls di venerdì) ma un eventuale rialzo dei tassi avrebbe degli effetti anche a lungo termine. E se a novembre dovesse vincere Donald Trump le carte in tavola verrebbero certamente mischiate.

I sondaggi per ora danno vincitrice Hillary Clinton ma il risultato reale lo conosceremo solo l’8 Novembre.

Vi terremo sicuramente aggiornati.

Buon Trading a tutti

Il Manuale Del Trader Idiota


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