•  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Il tanto atteso accordo tra i maggiori paesi produttori di petrolio, OPEC e non OPEC, alla fine non c’è stato.

Troppo forti le tensioni tra Arabia Saudita ed Iran, con la prima che aveva accettato di congelare la produzione ai livelli di Gennaio solo se altrettanto avesse fatto Teheran. La conclusione è stata un nulla di fatto e, come prevedibile, la reazione dei mercati non si è fatta attendere.

Quella di ieri è stata una giornata molto lunga dal punto di vista delle contrattazioni, che sono andate avanti ben oltre gli orari previsti. Ma cerchiamo di capire i retroscena che hanno portato a questo fallimento. L’Iran è stato oggetto di sanzioni da parte dei paesi importatori di petrolio, partite dagli Stati Uniti e che si sono poi allargate anche ad altri paesi, nel ridurre le quantità di greggio acquistate da Teheran.

Le sanzioni sono scadute all’inizio di quest’anno ed il ritorno sul mercato è stato praticamente immediato: già il giorno dopo la scadenza (stiamo parlando di metà Febbraio) erano in viaggio da Teheran verso l’Europa circa 4 milioni di barili.

Con il petrolio iraniano nuovamente sul mercato l’effetto è stato di aumentare ulteriormente l’offerta ma il prezzo, che aveva appena toccato i minimi da 13 anni, è ripartito al rialzo fino a toccare i massimi della settimana passata (sopra i 42 $ al barile per il WTI e quasi 45 $ al barile per il Brent).

Da parte dell’Iran quindi non c’è stata la volontà di ridurre i livelli di produzione dopo essere rientrato in gioco da poco. Questa è sicuramente la prima causa.

In realtà, anche di fronte ad un accordo, il taglio previsto non sarebbe stato sufficiente: i livelli di produzione di Gennaio erano già alti e gli effetti, secondo gli analisti, sarebbero stati minimi. Troppo ampia la forbice tra domanda e offerta mondiale.

A questo dobbiamo aggiungerci che la speculazione è sempre dietro l’angolo e molti investitori, in previsione di un mancato accordo, avevano già preso posizioni ribassiste.

Il quadro insomma è abbastanza complicato. La parola come sempre passa al mercato che, come ci si poteva aspettare, sta reagendo in maniera negativa. Il WTI di New York sta perdendo in questo momento il -3,72% a quota 40,16 $ al barile mentre il Brent di Londra cede il -3,41% a quota 41,63 $ al barile. Tutto questo in attesa della seduta americana che darà ulteriori sentenze.

Oltre al petrolio ne stanno risentendo in maniera importante anche i mercati ad esso correlati, in primis le valute legate a doppio filo al prezzo del greggio: da un lato abbiamo i paesi esportatori come il Canada la cui valuta sta risentendo dei ribassi del petrolio con UsdCad che guadagna il +0,79% e dall’altro abbiamo i paesi importatori come il Giappone che traggono vantaggio da queste situazioni con lo Yen che si sta rafforzando (UsdJpy cede il -0,49%)

Staremo a vedere cosa succederà nella sessione americana: sappiamo quanto il mercato possa sorprenderci a volte. Lo vedremo stasera.

Buon trading a tutti

Il Manuale Del Trader Idiota


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •