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Ci siamo quasi.
Quello che è sicuramente il torneo più affascinante (almeno per il sottocritto),e storico, di tennis sta per iniziare.

Prima di addentraci nell’analisi del tabellone di Wimbledon, cerchiamo di vedere come è andata questa breve, brevissima (anche in virtù dello slittamento del Roland Garos di una settimana) stagione su erba.

Il torneo più suggestivo di tutti, per appeal, albo d’oro e location, e mi riferisco al Queen’s (oggi, per logiche di marketing, “Cinch Championships”) è stato vinto dal nostro Matteo Berrettini (ha sconfitto in finale il buon Cameron Norrie 6/4 6/7 6/3), il quale ha mostrato, ancora una volta, come si adatti benissimo a questa superficie inedita storicamente per noi italiani, e come sia migliorato nell’ultimo anno tecnicamente (il rovescio in slice su questi campi è una manna dal cielo-considerato che il lato sx è quello debole per Berretto- nonchè un colpo pericolosissimo) e mentalmente(zero timori revenziali rispetto al passato quando si trova a dover giocare i grandi match, e quello disputato con Nole a Parigi ne è la prova).

Parte di questo successo è sicuramente anche merito della federazione che, negli ultimi anni, ha lanciato un’iniziativa “campi veloci” i cui risultati scalpitano torneo dopo torneo (vedesi risultati dei giovani, sinner e musetti in primis, su quali superfici arrivano rispetto al passato).
Nella stessa settimana dei Championship si è disputato il torneo di Halle che è stato vinto, inaspettatamente, dal giovane francese, denominato oltrealpe come “il pianista di Metz”, Ugo Humbert, il quale ha trovato quella che, nel gergo comune, si usa chiamare “settimana della vita”: il francese, che su queste superfici così veloci esprime un gran tennis, è riuscito a trovare continuità al servizio e soluzioni d’anticipo in risposta di pregevole fattura che hanno messo ko prima Aliassime (semifinale), e poi Rublev (finale).

Ciò che non arriva inaspettatamente è sicuramente la sconfitta di Roger, apparso lontanissimo dai fasti, a livello di gioco, di un tempo (se pensiamo al ritorno del 2017…) e senza benzina, fisicamente, dopo un’oretta di gioco circa, troppo poco per pensare di riuscire nel finale perfetto, stroncato a Wimbledon da Nole.

Il torneo che invece ha aperto la stagione è stato quello di Stoccarda, conquistato dal redivivo Marin Cilic che ha dimostrato, ancora una volta, come il suo gioco vada a nozze con i prati, teutonici o inglesi che siano, e che determinati trofei non si vincono a caso, a discapito di Auger Aliassime, ancora una volta incapace di togliere quel numero zero dalla voce “finali vinte”, nonostante, nella maggior parte dei casi, sia sempre partito come favorito (0/8 per lui recita il bilancio).
Il giovane enfant prodige canadese sembra avere un blocco psicologico quando si trova a dover conquistare i match che contano, e le aspettative che sono sempre state riposte su di lui non aiutano di certo in ciò, aspettative che mi sento di affermare con certezza gonfiate eccessivamente, visto che il ragazzino ha iniziato a farsi conoscere nel circuito, e a vincere nel circuitto challenger, a 16-17 anni non grazie al suo tennis (non è un caso che sia rimasto sempre lo stesso dall’exploit di Miami) ma grazie al suo fisico.

Il tabellone sembra, all’apparenza, aver creato, un po’ buffamente come fa un navigatore digitale, il percorso migliore per la conquista del ventesimo slam, terzo wimbledon di fila nonchè slam dell’anno per Novak Djokovic. Le uniche insidie per il campione di Belgrado, prima della finale, potrebbero essere Rublev ai quarti (il russo dovrebbe, però, trovare una giornata perfetta al servizio e col rovescio per riuscire nell’impresa, cosa riuscitagli poche volte in carriera) e Shapovalov in semi (il canadese nelle grandi sfide si esalta, ha il tennis per poter battere Djokovic ma la continuità è la sua grande incognita e dubito che il serbo, arrivato in semi, si faccia soffiare lo slam dall’eccentrico shapovalov).

Il non avere inserito Tsitsipas insieme ai due “russi”(shapovalov ha origini russe) è dettato dal fatto che il greco ha un tabellone tutt’altro che semplice, l’erba è forse la superficie che digerisce di meno,e insieme a lui anche il suo rovescio(preparatevi a vedere tante stecche con quel colpo), e rischia di uscire già al primo turno con l’americano Tiafoe che ha vinto il challenger di Nottingham e fatto quarti ai Championship(sconfitto da Shapovalov).

Rimanendo nella parte alta di tabellone, guardando al nostro orticello, sarà interessante capire come esordirà Sinner con un avversario tutt’altro che agevole come Fucsovic(l’incognita sta tutta lì, dovesse vincere potrebbe arrivare anche alla sfida con Djokovic), e fin dove si spingerà Fabio Fognini, croce e delizia che, però, su questi campi non è mai andato oltre il 3T.

Cecchinato, invece, molto probabilmente uscirà al 1T con l’inglese Liam Broady, ragazzo di Stockport cresciuto sui prati inglesi. La parte bassa, invece, riprendendo una citazione di Patrick Mouratoglou opportunamente modificata, ci dirà “chi sarà l’avversario ad essere sconfitto da Novak Djokovic in finale a Londra”. Trovare una risposta verosimilmente affidabile a tale quesito non è cosa affatto semplice: Medvedev e Berrettini, dopo aver analizzato i loro rispettivi percorsi e gli avversari, mi sembrano i nomi che godono di maggior credibilità. Se per il primo, però, c’è l’incognita Isner (long john su questi campi riesce a colpire una media di due ace a game, si gioca tutto su pochissimi punti) ed eventualmente Aliassime (già battuto in finale a Stoccarda), per il secondo c’è l’incognita Maiorca(bisogna vedere come arriva fisicamente a Londra visto che tra poco scenderà in campo per disputare la finale contro Querrey) e la mina vagante Federer. Già, fa strano scrivere di Roger, che su questi campi praticamente danza, come una mina, ma la realtà che abbiamo davanti ce lo “impone”: lo score da quando è tornato recita un povero 5/9, ma ciò che preoccupa di più è la sua condizione fisica 3/5 ed il gioco espresso fino ad ora, troppo poco lucido nelle scelte e troppo talvolta troppo frettoloso. Altre mine vaganti estremamente pericolose su campi così veloci sono sicuramente il già citato Marin Cilic (interessante il potenziale 3T con Medvedev), Aleksandr Bublik, il cavallo pazzo kazako che credo possa arrivare agilmente al 4T così come perdere contro Kukushin, cosa peraltro non scontata e non banale, e Nick Kyrgios, nome mai banale ma che è fermo da troppo tempo per poter fare strada nel torneo e rischia forte già al 1T contro Humbert.

Considerando la ladder con gli antepost del torneo, e visto il prezzo bassissimo di Djokovic(corretto), prenderei Berrettini @16 e Shapovalov @70, sfruttando le fluttuazioni del mercato nel caso dovessero arrivare alla seconda settimana del Major londinese (cosa altamente probabile).


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