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Sono qua a Istanbul mentre aspetto il volo di connessione per il Vainfighistan e rifletto sull’importanza di costruire il proprio piano di accumulo in Criptovalute.

Capiscimi bene: non ti sto esortando a Investire in Criptovalute. Semplicemente mi sto interrogando sul motivo per cui le persone non lo stiano facendo o almeno non stiano valutando se può davvero convenirgli farlo.

Abbiamo parlato del potere anti-inflazionistico del Bitcoin, della sua scarsità, della tecnologia che c’è alla base, delle integrazioni in corso d’atto per sviluppare applicazioni su Blockchain.
Poi ci sono persone a cui le Criptovalute non interessano un fico secco, e preferiscono aderire a poro-ponzi-ponzi-ponzi-pò, che ti pagano il XX% al mese, ma che a un certo punto scompaiono e pertanto capitalizzi il YY% di minusvalenza ecca (da non confondersi con la Plusvalenza Secca).
Poi ancora ci sono quelli che vogliono unicamente un risultato sicuro e investono in Banca e Posta.
Altri che invece si interessano a fondo di partecipazioni in Business redditizi che possono pagare ogni mese, ma che se gli parli di Criptovalute si inorridiscono perchè lo zio, il cugino, l’amico del nipote che sa usare il computer, e la mamma non investono in Criptovalute, perchè a Striscia la Notizia, una volta hanno fatto un servizio non proprio favorevole a questo nuovo mezzo di pagamento e trasferimento di valore.

E poi ci siamo noi del Crypto Ivy Club, la fetta progressista progressiva (ovvero sempre più progressista) che cerchiamo di capire come estrarre il maggior valore dalla Criptovalute.

Qual è dunque il peso delle credenze che abbiamo?

Mi ha chiamato proprio mentre ero in Aeroporto di Bologna, Vincenzo, un signore che rispetto e vive della sua attività imprenditoriale. Voleva confrontarsi con me sulla conservazione di valore mediante una Criptovaluta (rispettabile) nella quale ha scelto di riporre un pochina di fiducia su un orizzonte temporale di circa 3-5 anni da oggi.
La sua preoccupazione era se la sua posizione raggiungesse una certa quotazione milionaria in quanto era preoccupato dalla possibile insolvenza dell’Exchange sul quale aveva comprato un certo volume.

La mia risposta è stata palese: “Se Maometto non va dalla Montagna, la Montagna va da Maometto”. In pratica gli ho indicato altri Exchange che avrebbero potuto liquidare parti della sua posizione.

Vedi gli imprenditori come ragionano? Non si spaventano dei pochi quattrini investiti, ma di come ritirare i profitti. Se usi soldi “non di prima necessità” per fare questi esperimenti speculativi nel medio periodo, non avrai nulla di che temere.

Il tuo approccio come si presenta? Paura dell’ignoto oppure Tentativo del rischio con moderazione dell’ingaggio?

Non c’è una scelta giusta o sbagliata, l’importante è non fare la fine dell’asino di Buridano, che aveva a disposizione due cesti parimenti validi per sfamarsi, e per l’indecisione, è morto di fame.

Non percorrere rischi, oppure prenderli con moderazione e ponderazione: due soluzioni valide, purchè smetti di pensare “se avessi fatto/ se avessi provato/ se non avessi rischiato/fossi stato più furbo“. Prendi l’esperienza come motivo costruttivo e impara da essa.

Un pò come le persone che non scelgono se provare o meno questa specie di staking di cui ho parlato qualche giorno fa. 10MCO gratis su 50MCO$ congelati. Un 20% pagato in anticipo, oppure una fregatura? A te, e solo te la scelta.
Io ho scelto di provarci: non sono sicuro andrà bene, ma le probabilità le reputo a mio favore.

La partenza è ciò che ferma la maggior parte delle persone

Mike Zillo


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