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Non molto tempo fa, era l’inizio di Agosto, abbiamo parlato del momento difficile del Petrolio.

Il greggio, dopo i rialzi che hanno visto protagonisti sia WTI che Brent da inizio anno, era tornato a scendere arrivando a toccare, per il sottostante quotato a New York, valori poco sopra i 39 $ al barile (dopo che nella prima metà di Giugno aveva toccato massimi di periodo sopra i 51 $ al barile). Discesa che ha iniziato a preoccupare gli operatori del settore ma la situazione in poco più di due settimane è notevolmente cambiata come possiamo vedere dal grafico qui sotto

Petrolio-Continuo

Fonte: www.tradingview.com

Cerchiamo di capire meglio cosa c’è sullo sfondo di questa ripresa dei prezzi.

Il Petrolio, come tutte le materie prime, è regolato (oltre alla speculazione) dalla legge della domanda e dell’offerta. Il problema di questo periodo è proprio l’eccesso di offerta, l’abbiamo ripetuto più volte. Nonostante i buoni propositi da parte dei principali paesi produttori, soprattutto quelli appartenenti al cartello dell’Opec, i livelli di produzione sono tutt’altro che diminuiti, anzi. Sono aumentati come dimostrano i numeri.

Prendiamo per esempio l’Arabia Saudita: a Gennaio la media di Petrolio prodotto si attestava sui 10,1-10,2 milioni di barili al giorno, ad Agosto la produzione potrebbe attestarsi sui 10,8-10,9 milioni di barili al giorno. Quasi un milione di barili in più al giorno. E non è solo una questione di Arabia Saudita. L’Iran, colpito dalle sanzioni che ne hanno minato duramente le esportazioni in questi anni, produce circa 600.000 barili in più al giorno rispetto a quanto prodotto in Gennaio.

Se il problema era di ridurre la forbice tra domanda ed offerta, questa non è di certo la soluzione migliore.

Alla faccia delle buone intenzioni.

Allora, se così stanno le cose, a cosa si deve questa ripresa del prezzo del Petrolio?

A settembre, come abbiamo già detto in un altro articolo, ci sarà l’importantissimo meeting in Algeria e lì qualcosa potrebbe cambiare: i paesi produttori potrebbero effettivamente accordarsi per congelare la produzione, cosa che non è riuscita pochi mesi fa durante il meeting di Doha.

Cosa è cambiato quindi da allora perchè ora si possa giungere ad un accordo?

Il principale problema riscontrato durante l’incontro in Qatar fu quello relativo alle tensioni politiche che c’erano tra Arabia Saudita ed Iran, appena uscito dalle sanzioni internazionali di cui parlavamo sopra. Adesso la situazione sembra diversa, soprattutto da parte dell’Iran che in questi mesi ha avuto la possibilità (come dimostra anche l’aumento del numero di barili prodotti giornalmente) di recuperare parte del tempo (e dei soldi) persi e quindi sarebbe più propenso a trovare un accordo.

Anche perchè un eventuale accordo favorirebbe ulteriormente la ripresa del prezzo del Petrolio con tutti i benefici che questo comporterebbe ai paesi produttori.

A questo punto il discorso da fare è però un altro. Se l’accordo si dovesse trovare sarebbe probabilmente sui livelli attuali di produzione giornaliera. Che sono ben diversi, come abbiamo visto, da quelli di Gennaio. E se così fosse gli effetti sull’eccesso di offerta non sarebbero ovviamente gli stessi, allungando i tempi per smaltire i barili in eccesso che in questo momento non vengono utilizzati.

Ma come abbiamo visto al mercato bastano anche solo le voci di un possibile accordo ed i prezzi si muovono in maniera consistente (basta vedere cosa è successo durante le ultime due settimane come ci dimostra il grafico sopra).

Quale sia il ruolo della speculazione in tutto ciò e quale sia effettivamente il prezzo definito dall’incrocio tra domanda ed offerta è difficile da stabilire.

Buon Trading a tutti

Il Manuale Del Trader Idiota


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