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Prove di validazione della Blockchain. Siamo partiti dalla Proof of Work, passati alla Proof of Stake. Ma adesso sta diventando davvero variegata.

La Proof of Work abbiamo già visto come rappresenti il mining, ovvero l’estrazione di nuove Cripto Monete mediante risoluzione numerica di complessi problemi computazionali. Il mining, per molti sorpassato, rappresenta ancora oggi una buona opportunità di investimento soprattutto se fatta in un gruppo di acquisto.

La Proof of Stake, generalmente detta Staking, è un metodo di validazione dei blocchi della Blockchain mediante appunto il possesso statico, ovvero l’immobilizzazione di un predefinito ammontare di una certa Cripto Moneta che ammetta appunto lo Staking quale metodo di validazione. Un esempio potrebbe diventare Ethereum, una volta completato l’aggiornamento Costantinopoli, che spalancherebbe la strada per il tanto chiaccherato aggiornamento Casper. Costantinopoli è stato testato il 13 Ottobre su una Testnet di Ethereum (ovvero una rete duplicata) ma senza ancora la solidità richiesta. Si prevede infatti che il prossimo Hard Fork sarà a gennaio del 2019.

Ma quali altre prove saranno possibili per far avanzare la Blockchain?

Le alternative si sono rese necessarie in quanto PoS e PoW non erano propriamente accessibili e sostenibili da tutti. La PoW per il costo del mining individuale, e la centralizzazione dei pool, e il PoS perchè la quantità di monete richiesta per lo Staking non è sempre cosa per tutti.

La prima realizzata è la Proof of Concept. Non è propriamente un metodo di verifica della Blockchain stessa, quanto più una validazione logica di applicazioni e Smart Contract in fase di studio di integrazione su alcune Blockchain. Letteralmente è infatti un test logico se un’applicazione possa effettivamente risiedere su una Blockchain. Spesso utilizzata per progetti inerenti alle assicurazioni, energia, stoccaggio dati.

Un altro metodo di verifica è la cosiddetta Proof of Life. Anche questa non è propriamente un metodo per far avanzare la Blockchain, ma può essere integrata con Blockchain già esistenti e prevede la verifica che gli utenti della piattaforma (anche qua parliamo probabilmente di una dApp) siano vivi, incrociando dati da loro caricati con altre informazioni dal web.

Mi risulta che ce ne siano altre, ma prima di tutto ci tenevo ad evidenziare la differenza. Alcune Prove di validazione sono finalizzate all’avanzamento della Blockchain stessa. Altre svolgono un controllo interno della congruenza dei dati e me le immagino come delle “sotto-validazioni”.

E’ capitato anche a te di trovare delle Proof strane? Scrivile e linkale pure qua sotto, così da arricchire e completare questo articolo.

La partenza è ciò che ferma la maggior parte delle persone

Michele Zillo


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