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Per sapere qual è il paese con più scorte di Petrolio al mondo abbiamo due possibilità: far riferimento ai dati ufficiali, quelli che arrivano direttamente dai report governativi, oppure affidarci a degli studi indipendenti.

Noi oggi utilizziamo questa seconda possibilità ed andiamo ad analizzare uno studio pubblicato nella giornata di ieri da parte di una società norvegese con sede ad Oslo, la Rystad Energy. E lo facciamo perchè i risultati che vengono fuori da questo studio offrono un quadro piuttosto inaspettato in quanto il paese con più riserve di petrolio al mondo non è l’Arabia Saudita come dicono le fonti ufficiali ma gli Stati Uniti.

Dopo uno studio durato tre anni e che ha coinvolto più di 60.000 giacimenti in tutto il mondo gli analisti di Rystad Energy sono arrivati alla conclusione che tra riserve conosciute, quelle appena scoperte e soprattutto quelle che ancora non sono state scoperte, gli Stati Uniti hanno a disposizione un totale di 264 miliardi di barili di Petrolio contro i 256 della Russia ed i 212 dell’Arabia Saudita.

Un risultato del tutto inaspettato dal momento che i report ufficiali, come per esempio il BP Statistical Review, ci mostrano un quadro nettamente diverso che mette gli Stati Uniti dietro ai paesi che abbiamo appena citato. Com’è possibile tutto questo?

Il motivo è da ricercarsi, secondo Rystad, nelle nuove tecnologie che sono state scoperte negli ultimi anni e che hanno permesso ai giacimenti statunitensi di avere accesso a nuove riserve che prima non avevano. Ed a quanto riportato sembra che questa sia una caratteristica tipica del territorio USA e che quindi le stesse tecnologie non portano gli stessi risultati da altre parti.

Un altro aspetto citato all’interno dello studio è quello relativo alle scorte di Petrolio globali che in questo momento ammonterebbero a 2,1 trilioni di barili (su questo dato ci sono delle piccole discordanze dal momento che c’è chi dice che i barili siano 2,09 trilioni): considerando che l‘utilizzo attuale è di circa 30 miliardi di barili l’anno dovrebbe bastare per i prossimi 70 anni. Al livello di consumo attuale però ma dal momento che le stime per il numero di veicoli a motore nei prossimi anni sono destinate ad aumentare le scorte di Petrolio attuali potrebbero bastare per molto meno tempo.

Anche qui, il dato è abbastanza sorprendente se si pensa che le stime per il numero di barili di Petrolio presenti nel mondo era di 1,69 trilioni (stime fornite da BP per l’anno 2015).

Le reazioni non sono tardate ad arrivare, soprattutto da parte dei maggiori interessati e cioè i membri del cartello Opec che si sono affrettati a ribadire il loro ruolo affermando che non è tanto la quantità di Petrolio a disposizione quanto i costi di produzione ad incidere maggiormente sull’economia legata al greggio. E a costi di produzione effettivamente non c’è partita: 10 $ al barile in paesi come l’Arabia contro i 40 $ al barile dei giacimenti statunitensi.

Un vantaggio che i paesi dell’Opec hanno sfruttato negli ultimi due anni, mantenendo il prezzo del greggio basso con la ripresa che si è avuta solo a partire dall’inizio di quest’anno che ha portato il prezzo del WTI dal minimo di 26 $ al barile ai massimi in zona 50. E come abbiamo visto questo sembra non esser bastato a far fuori la concorrenza dal momento che la maggior parte delle aziende produttrici americane è sopravvissuta a questo periodo difficile.

Staremo a vedere se questo studio avrà o meno un impatto sui mercati: nella giornata di ieri sia WTI che Brent hanno chiuso in leggera perdita, ma con la chiusura di Wall Street è un dato poco significativo. Più importante invece quello che sta accadendo oggi con ribassi più pronunciati per entrambi.

Lo vedremo nel dettaglio nel resoconto di stasera.

Buon Trading a tutti

Il Manuale Del Trader Idiota


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