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Quando parliamo di operazioni immobiliari, ci riferiamo ad un settore e ad operazioni speculative veramente eterogenee fra di loro per importo, durata, grado di rischio, metodologia operativa. E con i Security Token si possono fare grandi cose.

Il connubio fra Criptovalute e immobili è infatti possibile ma rimane ben distante dalle varie ICO nate per finanziare progetti di natura immobiliare. A questo link, trovate tutti i progetti inseriti su ICOBench e che sono stati inseriti nella categoria “Real Estate”. Sono davvero tanti: ho scorso fino alla decima pagina e poi mi sono stufato di andare oltre. Tanti, forse troppi.
Non andrò eccessivamente nei dettagli, ma inizierò su Amicaborsa anche a valutare applicazioni della Blockchain per settori specifici.

Sicuramente tanti progetti di ICO nel campo immobiliare avevano come oggetto il finanziamento di società immobiliari con fini speculativi e sfruttavano l’iter della ICO come via di crowdfunding.
Fin qua nulla di strano, ma le domanda che mi pongo sono sempre le stesse: qual scopo ha quel token creato come mezzo di scambio per ricevere i denari delle persone? Quale sarà il suo funzionamento e utilizzo esclusivo che lo rende necessario da crearsi?

Ho parlato della funzionalità dei token in questo articolo, ma il focus era sugli Utility Token, ovvero i token creati per una funzione precisa.
Se l’obiettivo di una ICO immobiliare è di raccogliere soldi per svolgere attività speculativa, i token come possono non avere uno scopo finanziario?

La avranno palesemente e di conseguenza non saranno così facilmente accessibili come invece gli innumerevoli token delle ICO a cui abbiamo assistito negli ultimi anni. Ecco perchè personalmente prediligo progetti basati su Blockchain che non prevedano la creazione di nuovi token, ma si occupino semplicemente dell’integrazione della Blockchain nei procedimenti aziendali. E di uno in particolare parlerò prossimamente, magari anche con una video-intervista.

I Security Token non sono utilizzabili come mezzo per sviluppare una raccolta semi-indiscriminata come invece era fatto con gli Utility Token: i Security Token rappresentano un bene. Nel momento in cui qualcuno compra il Security Token sta acquisendo un certo diritto su un bene o una porzione del bene stesso.

Un bell’esempio che ho letto ha preso luogo propio in Gran Bretagna, dove ha preso luogo la tokenizzazione di un grande complesso immobiliare, il River Plaza. Globalmente l’affare ha un volume stimato di oltre 640 milioni di dollari e tZero, la società che si sta occupando del procedimento di tokenizzazione, ha stimato che fino al 80% del valore totale sarà venduto tramite Security Token, ovviamente regolamentati dalla FCA.

Quali possono essere i vantaggi dei Security Token applicati al mercato Real Estate?

Il primo è sicuramente quello di snellire alcune procedure con i notai.
Prova ad immaginare una proprietà da oltre 600 milioni di dollari da finanziare mediante vari apporti da privati (o aziende). Hai presente quante volte dovresti andare dal notaio e con quali costi da applicarsi ad ogni contratto siglato?
La creazione di un Security Token avrebbe sicuramente dei costi iniziali più alti per la sua creazione (informatica) e regolamentazione (legale), ma sarebbe quasi unicamente un costo fisso da sostenersi per creare la struttura. Che poi aderiscano 10, 100 o 1000 persone i costi totali di registrazione dei Security sarebbe costante, a meno della verifica su KYC e AML che va fatta su ogni aderente. Questa verifica andrebbe comunque fatta anche nel caso notarile ed è dunque un costo comune alle due metodologie.

Il secondo vantaggio sono i tempi di registrazione degli atti. Con un Security Token ci sono tempistiche iniziali  per la creazione della struttura, ma successivamente la registrazione del diritto di possesso sul Security Token avrebbe un tempo esecutivo praticamente nullo a meno delle verifiche appunto su KYC e AML e che andrebbero condotte in entrambi i casi.

Qual è l’unica limitazione che vedo al momento all’applicazione dei Security Token al mercato del Real Estate?

Non tutte le giurisdizioni accoglierebbero facilmente la creazione di un token con queste caratteristiche.
L’autorizzazione alla gestione di un patrimonio come quello del River Plaza è sicuramente impegnativa. Pensa spiegare come un patrimonio di questo tipo sia gestito mediante tecnologie proprie delle Criptovalute possa essere molto ostico, particolarmente in alcune giurisdizioni.

Quello del River Plaza ad ogni modo, non è l’unico caso di utilizzo di Security Token per allocare proprietà immobili, ed in Italia si è registrato un caso a Roma, di volume nettamente inferiore.

Il futuro è crypto, sotto vari aspetti e non solo quelli in cui troviamo gli urlatori, ma anche in settori più silenziosi che però nel loro silenzio, muovono volumi decisamente più rilevanti.

La partenza è quello che ferma la maggior parte delle persone

Mike Zillo


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