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Ci sono più di 3000 token listati su Coinmarketcap e sui vari siti di rating delle ICO ci sono varie altre migliaia di progetti in attesa di un futuro o in fase di lancio. Quanti di loro però sono validi e hanno senso di esistere?

Mi stavo informando questa mattina su un progetto molto interessante sulla creazione di un Marketplace per le lampadine a LED: mi è balzato all’occhio perchè proprio questo weekend con Maria abbiamo cambiato varie lampadine di casa nostra, installando luci a LED. Da un consumo iniziale di circa 160W ripartiti su 4 lampadine, ora il consumo a parità di luminosità sarà di 26W. Oltre 80% di corrente verrà risparmiata, a fronte di una spesa di circa 15€ per il rinnovamento. Un marketplace per le luci a LED è sensato: le lampade a LED sono un mercato in crescita, con sempre maggiore sensibilità da parte delle persone al risparmio ed efficientamento energetico. Ma cosa lega i LED al “Vatican Coin”?

Spesso le ICO sono frutto di un nuovo team, di un nuovo progetto, di un provo progetto aziendale e spesso proprio di una nuova società. Altre volte le ICO vengono invece create per svolgere un Crowdfunding per lo sviluppo di un progetto in un’azienda già esistente: i casi di Libra e Facebook, oppure TON e Telegram sono sicuramente fra i casi più evidenti di ICO che parte da una compagine societaria ben definita.

I rischi sono sempre in agguato: per un progetto nuovo pesa sicuramente una storicità meno rilevante, un team che potrebbe dividersi (vedi il caso di Envion), un Business Plan roseo su carta ma poco realizzabile.
Una ICO che parte da un’azienda già esistente gode sicuramente di una credibilità di partenza superiore, in merito ad una storicità e un team già consolidati. Il Business Plan, in questo caso, includerebbe sicuramente degli strumenti già di possesso dell’azienda che renderebbero dunque il sottostante della ICO più veloce e lineare da sviluppare.

E se questa azienda che propone una ICO avesse dei buchi di bilancio difficilmente scopribili, e utilizzasse il lancio del token per sistemare la sua situazione?

Questi sono alcuni casi di ICO definite non lecite dalle autorità competenti.

Ecco che stamattina leggendo una news, mi è venuto in mente un collegamento imprenditoriale.  Non sto assolutamente associando il Vaticano ad una ICO fraudolenta, ma credo che tokenizzare gli asset del Vaticano e rendere tracciabili le donazioni potrebbe essere un’idea interessante.
In particolare la Chiesa Cattolica gode di molteplici entrate, fra cui le donazioni liberali, il 5 per mille, associazioni che possono ricevere il 8 per mille e tutti gli sgravi fiscali di cui godono gli immobili con finalità religiosa.
Da questo punto di vista credo che la razionalizzazione dei fondi potrebbe portare migliori risultati di bilancio e anche un sostegno più incisivo alle fasce di popolazione meno abbienti e ad iniziative benefiche territoriali.

Come avrebbero detto nel “Signore delle Blockchain”: “Un token per trovarli, uno smart contract per razionalizzarli, una Blockchain per contabilizzarli e nella trasparenza monitorarli”

Personalmente non credo che un token del Vaticano (Vatican Coin ?) sarebbe un’idea fuori mercato. Sicuramente una parte dei token sarebbero Utility token, finalizzati prevalentemente a donazioni e acquisto di servizi (riviste, materiale video, libri etc) e una parte potrebbero essere degli Asset Token a rappresentare proprio le proprietà immobili e magari anche mobili dello Stato del Vaticano e della Chiesta Cattolica nel mondo.

La partenza è ciò che ferma la maggior parte delle persone

Mike Zillo

L’immagine di copertina non rappresenta parti di progetti in corso d’opera o altre voci coperte da Copyright e ha come unico scopo l’immediatezza del concetto. Le stesse premesse valgono per l’associazione verbale “Vatican Coin”

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