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Una crisi finanziaria non solo limitata alla quarantena, ma che probabilmente sarà anche prolungata da alcune misure macro-finanziarie fra cui l’Helicopter Money e il Quantitative Easing.

Gli esercizi commerciali, nella riapertura dovranno osservare alcune norme sulle sanitizzazioni e sulle distanze da tenere, ma la vita sta apprestandosi a tornare ad una parvenza di normalità.

Ad ogni modo, non a tutti gli esercizi commerciali potrebbe realmente convenire l’apertura in determinate condizioni. Mi vengono in mente ad esempio le piscine, che al momento non hanno la possibilità di fare usare gli spogliatoi e il numero dei natanti in piscina è estremamente limitato. Senza far necessariamente i conti su quanto meno guadagneranno, ci basta pensare ai costi fissi di gestione di una piscina, fra cui affitto, riscaldamento, controllo clorazione acqua, illuminazione e tante altre spese meno proporzionali a quelle ad esempio di un ristorante, il quale può ad esempio scegliere di lasciare momentaneamente a casa alcuni inservienti o cuochi, in virtù anche del minor flusso di avventori.

Alcune iniziative di digitalizzazione dei negozi si stanno osservando, fra cui proprio dei progetti di “vetrina digitale” di negozi senza una vera e propria presenza online, che grazie ad alcuni nuovi servizi potranno contare comunque su visibilità e raggiungimento dei loro clienti con i loro prodotti, mantenendo quindi una sorta di fidelizzazione.

Proprio in questi frangenti mi torna in mente la famosa frase di Darwin per cui “non è la specie più forte a sopravvivere ma quella che meglio e più velocemente si adatta al cambiamento”.

Ma a livello finanziario, siamo sicuri che stiamo per uscire dal Lockdown e la crisi sia ormai solo un brutto ricordo?

Ci sono alcune parole che non mi lasciano dormire sereno la notte e fra le quali troviamo Quantitative Easing, Riserva Frazionaria, Helicopter Money, Buy-Back, Repo Market e altri magari più conosciuti fra cui Iper-inflazione e beni rifugio.

Partiamo dal principio.

Il 1971 gioca ancora oggi un ruolo chiave nell’annullamento definitivo del tentativo fatto con l’accordo di Bretton Woods di standardizzare globalmente il valore delle monete in funzione dell’oro custodito nelle casse dello Stato e di questo trovi una buona dissertazione nel libro “Conoscere Bitcoin e vincere con le Criptovalute“.

 

Imparare le Criptovalute

Insomma, fino al 1971, l’inflazione era facilmente controllabile e non certo discrezionaria. Questa un’immagine estratta proprio dal libro, su permesso dell’Autore, che poi sarei io.

iperinflazione

Valore del dollaro e numero di dollari circolanti nel tempo

Da quel momento si è assistito ad una progressiva svalutazione del denaro, riduzione del potere d’acquisto e impoverimento delle masse. Già in questa fase storica l’oro era già considerato un bene di rifugio essendo stato l’oro considerato come parametro di ricchezza e di valore per le monete di vecchi conii, da secoli o anche millenni a questa parte. Insomma, sull’oro c’è una certa tradizione quale “metallo rifugio” poichè aveva un punto di fusione relativamente basso (1064 °C), più basso del Palladio ad esempio, mentre Rame e Rhodio sono stati scoperti solo nel 19° secolo. L’argento, anch’esso conosciuto fin dall’alba dei tempi, con un punto di fusione minore dell’oro, aveva problemi di macchiatura, e senza manutenzione poteva facilmente “appannarsi”, come diciamo in gergo chimico.

Il tutto si è coronato con il concetto di Riserva Frazionaria, per cui le banche sono ormai tenute a tenere una piccola parte di tutto il capitale in esso depositate. Questa usanza risale ancora alle vecchie usanze dei gioiellieri che ricevevano oro e notavano come solitamente i depositi erano superiori in numero ai prelievi, dunque valutavano di metterne a reddito una parte.
Ad oggi, la Riserva Obbligatoria (parte della totale Riserva Frazionaria), in Italia è per legge del 1%. Su 100€ che depositiamo in banca, la banca è tenuta a conservarne 1€ (come riserva obbligatoria, più altre riserve di tipo garantista su conti correnti e legali).

Dunque, oltre ai beni rifugio, come la mettiamo con la situazione finanziaria attuale?

La situazione è circa questa:

Quantitative Easing

Magari stanno usando stampanti un pochino più sofisticate, in gran parte digitali, ma nulla di molto diverso.

Denaro fuori dal nulla. Biblicamente si parlava della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ma ahimè, quei pani e pesci servivano a sfamare davvero le persone. Questo denaro prodotto dal nulla, se non verrà riassorbito, creerà non pochi problemi di svalutazione. Un po’ quello che succede in Venezuela, hai presente? Anche del Venezuela ne parlo nel mio ultimo libro, ma della cui situazione mettevo in guardia ancora due anni fa e trovi qua i riferimenti ad articoli sul tema. (Art.1, Art.2, Art.3, Art.4).

Vabbè, immagino tu non li abbia magari nemmeno aperti tutti. In parole ricche, il riassunto è questo.

iperinflazione Venezuela

E anche questo

Venezuela soldi per terra

Valuta nazionale del Venezuela, Bolivar, sparsa per terra

I soldi per strada mi ricordano un po’ l’Helicopter Money, che a livello figurativo ha questa forma

iperinflazione

e che a livello pratico invece assume questa forma:

Helicopter money

Negli Stati Uniti d’America, l’hanno chiamato Stimulus ed è stato rappresentato da 1200$ iniettati direttamente nei conti correnti degli aventi diritto. Un po’ come i 600€ in Italia, per cui servivano determinati requisiti per averne diritto, e anche una volta che ne avessi avuto diritto, farne richiesta sarebbe stata una gara al dito più veloce sul tasto F5 della tastiera. Quand’ora fossi anche riuscito a fare la richiesta e fossi risultato idoneo, non a tutti è poi arrivato il bonus. Insomma, una corsa a ostacoli.

Helicopter Money, quando lanciano soldi al popolo. Questo il rimedio “retail”, ovvero su base del privato cittadino.

In America la pensano però un po’ così:

1200$ Stimulus

Ovvero, un aumento sensibile (circa del 600%) di americani che depositano esattamente 1200$ su Coinbase, pochi giorni dopo l’erogazione dello Stimulus.

Nel caso degli istituzionali si parla di Quantitative Easing, che traducendo letteralmente dall’inglese significa “facilitazione per quantità”. Strettamente collegato al QE, troviamo il Repo Market.

Quantitative Easing viene immaginato circa come la stampa di denaro finchè serve per evitare che i mercati collassino e le più grande istituzioni (fra cui gli stati stessi) falliscano. Un dato rilevante è dato proprio dai dati FED, che illuminano senza troppi dubbi sull’andamento delle “macchine da stampa di denaro”. Funzionano benissimo.

Federal Reserve dollari circolanti

Dati ufficiali scaricati dal sito della FED. Sull’asse orizzontale il tempo, sull’asse verticale il numero di miliardi di dollari in circolazione

Per spiegarla meglio, il QE è in pratica un’operazione che svolgono le banche centrali acquistando obbligazioni di stato, immettendo in circolazione denaro in cambio dei titoli e altri asset. L’ultimo Quantitative Easing noto svolto dagli USA risale al 2008 quando vennero rilasciati sul mercato 4 trilioni di dollari.

Un altro programma di Quantitative Easing è stato iniziato dagli USA il 15 marzo 2020, nominalmente per 700 miliardi di dollari, mentre voci precedenti parlavano addirittura di 6 trilioni di “Stimulus Package”, ovvero una parte per le aziende, una parte in QE, una parte per i privati cittadini in forma di Helicopter Money.

La parte finale del ragionamento (già inquadrata con il Quantitative Easing) la vediamo con il Repo Market, ovvero il Repurchase Agreement Market. Il Repo Market è appunto un mercato particolare in cui un venditore rilascia la sua parte di obbligazioni/titoli di stato/altri asset liquidi, a condizione di ricomprarli poco tempo dopo, con un piccolo interesse. Appunto il Repo Rate. Queste operazioni avvengono frequentemente e hanno spesso una durata compresa fra l’overnight e le 48 ore, potendosi estendere in rari casi a giorni o settimane. Il rischio di queste operazioni è che il venditore iniziale non sia in grado di ricomprare gli asset, costringendo il compratore iniziale a venderle a mercato, senza avere più diritto al Repo Rate.

Quando si può verificare questa situazione?

Nel caso in cui un’istituzione A (Banca, Banche centrali prevalentemente) hanno liquidità, mentre un’istituzione B (Hedge Funds, Banche da investimento) hanno liquidità magari bloccata in obbligazioni o altre Securities.
A compra da B gli asset, con un accordo di riacquisto ad un prezzo leggermente superiore da parte di B, che paga quindi il tasso di prestito.

Quando può manifestarsi questo rischio?

Ad esempio nel fallimento o momentaneo default dell’istituzione A che ricopre il ruolo di iniziale venditrice. La banca per creare la liquidità sul mercato compra le obbligazioni da un altro operatore, ma successivamente incontra problemi e non riesce a riprendere le obbligazioni. L’operatore B può dunque vendere a mercato i titoli.

Ecco come una parte della liquidità viene mossa e come una parte del Quantitative Easing può essere integrato nei meccanismi che regolarmente avvengono, visto che il Repo Market muove ogni giorno fra 1 e 2 trilioni di dollari.

In un articolo alla “Signore degli Anelli”.

Un Articolo per i concetti enunciarli, dimostrarli e alla luce del sole spiegarli.

Quale la conseguenza sul mercato delle Criptovalute?

La supply di USDT sta aumentando, aumentando, e ancora aumentando, tanto che il 14 maggio è passata da 6.3 miliardi a 8.8 miliardi di USDT. La diatriba è sempre la solita e Tether non ha ancora dato prove inconfutabili che realmente quei soldi a coeprtura degli USDT emessi siano realmente depositati.

Che lavorino anche loro con Riserva Frazionaria?

Di fatto, anche sul loro sito, l’ultima prova certificata dallo studio legale, attesta la presenza di 2.5 miliardi di USDT e risale al 1 giugno 2018. Possiamo invece vedere su una scheda dedicata la situazione attuale e aggiornata.

Riserva Frazionaria

Aumento del 38% del Market Cap, e conseguente possibile pump del prezzo. Storicamente la correlazione fra Market Cap di USDT e prezzo di Bitcoin è stata forte, ma non infallibile. Spesso si è osservato infatti che ad iniezioni di USDT nel mercato non sia corrisposto un aumento sensibile nel prezzo di Bitcoin, mentre alla riduzione del Market Cap di USDT è molto più spesso corrisposto un Dump nel prezzo di Bitcoin.

E vorrei lasciarvi con una domanda:

“Se il prezzo di Bitcoin dipende fortemente dalla fornitura di USDT, ma USDT è rappresentato da una dubbia copertura in dollari e asset equivalenti, ma il dollaro abbiamo appena detto che è in continua svalutazione, quale potrebbe diventare il nuovo parametro di riferimento del valore di Bitcoin?”

Hasta la vista, come direbbero in Venezuela, dove ci troveremo tutti fra poco, se non ci attrezziamo di conseguenza.

La partenza è ciò che ferma la maggior parte delle persone

Mike Zillo


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