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Quando si parla di Blockchain, sembra che possa essere la panacea per tutti i problemi di certificazione e sicurezza.

Qualche giorno fa ho trovato un bell’articolo sulla differenza di applicazione delle Blockchain pubbliche e private.

In una Blockchain pubblica tutti possono unirsi al Network e non c’è nessuno in controllo del network, pertanto si ha una quasi plenaria garanzia di “immutabilità”. Ecco perchè le blockchain pubbliche sono molto consigliabili per applicazioni del tipo: transazioni, giochi online, scommesse e in maniera un pò più controllata possono essere idonee anche per voti e sondaggi, anche se l’ingresso in queste due ultime soluzioni dovrebbe essere conseguente alla registrazione di account univoci degli utenti.

Le Blockchain private invece possono avere utilizzi più specifici come ad esempio la tracciabilità delle filiere, la contabilità aziendale e anche i registri di Stato con le leggi promulgate e lo stato di avanzamento dei dibattiti delle Camere. In maniera un pò più ristretta, le Blockchain private offrono la possibilità di registrare e validare dei set di dati molto delicati quali anche informazioni militari, registri contabili, e progetti strutturali.

Qual è la differenza nelle restrizioni?

Sia nelle Blockchain pubbliche che private, esistono possibili restrizioni per chi può inserire dati e per chi può leggerli, infatti un account sulla Blockchain per votare deve essere regolarmente registrato e deve essere univoco.
Nel caso della Blockchain privata esiste solitamente un organo centrale responsabile della Blockchain e che non dovrebbe (in teoria) avere interesse nell’utilizzare il suo potere gestionale per modificare le informazioni contenute nella Blockchain. Peraltro esistono dunque dei team per cui anche nelle Blockchain private è difficile cambiare le informazioni già validate, ma non impossibile. Ecco perchè quelle pubbliche e aperte rimangono la soluzione più trasparente, ma per ovvi motivi alcuni dati è opportuno non condividerli in un Ledger Pubblico.

Peraltro mi ponevo un altro interrogativo, sulle Blockchain pubbliche e per il loro utilizzo ai fini delle votazioni (politiche magari). Ogni account sarà collegato ad un unico individuo, e pertanto lo stesso individuo non potrà esprimere due voti.
Chi ci garantisce che qualcun altro non possa votare al posto di altre persone? L’accesso sarebbe protetto da una Private Key, ma invece della compravendita dei voti, sposteremmo solo il focus su una compravendita di Private Key.

Come possiamo certificare dunque che chi sta votando da un account sia effettivamente il possessore dell’account stesso? E come facciamo dunque a verificare che le Informazioni inserite nella Blockchain siano effettivamente Autentiche?

Ne parlavo giusto in questi giorni con Paolo, un membro del Club, che ha prontamente accolto il mio invito ad esprimere una sua idea in merito alla veridicità delle informazioni in ingresso alla Blockchain. Di seguito il suo pensiero

Ieri ho letto l’articolo che ha postato Fabio nel gruppo Crypto Ivy Club , riguardo la piattaforma OpenSC, per la tracciabilità dei prodotti alimentari. OpenSC consente alle aziende di rintracciare i loro prodotti – qualsiasi cosa, dal cibo alla carta velina – aggiungendo un codice Blockchain univoco nel punto di origine del prodotto, ad esempio nel momento in cui un pesce viene catturato in mare.
Detto questo , chi mi assicura che il pesce sia dell Oceano Atlantico piuttosto che del Pacifico?
Se venisse scattata una foto con data e ora, un localizzatore che certifica la posizione e che conferma data e ora della foto, poi inserirei il data set su Blockchain. Quel dato sarebbe veritiero e certificato e immutabile. Questo sarebbe un buon punto di partenza per un dato originale realistico e corretto, ma poi ci sarebbe da lavorare sulla tracciabilità del prodotto.
Durante il suo viaggio, chi garantisce ancora che non venga scambiato? O la sostituzione di un’etichetta con annessa data di scadenza?
Tutti questi sono problemi che una volta risolti , darebbero al consumatore un prodotto di qualità e garantito .

Con Paolo stavamo infatti leggendo come alcune catene di supermercati stiano iniziando a certificare con la Blockchain i loro prodotti. Ma quali sono le reali garanzie? Qual è il grado di certezza per cui vengono inserite davvero informazioni veritiere nella Blockchain? E se la blockchain è privata, qual è il grado di immutabilità?

Insomma, la Blockchain non è la panacea che si vuol far credere sia, e spesso ho il grande sospetto che venga utilizzata unicamente per finalità di marketing e magari per avere la possibilità di aumentare il prezzo del prodotto. Nel Club, cerchiamo di guardare con occhio critico anche questo.

Nel frattempo, lunedì 21 (domani, mentre sto scrivendo) avverrà la prima riunione dei 30 esperti italiani selezionati come “Esperti Blockchain”.

La tecnologia sta evolvendo.

La partenza è ciò che ferma la maggior parte delle persone

Michele Zillo


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