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Ma una tecnica di trading, funziona per sempre?

Questa è una domanda legittima e che ogni trader dovrebbe farsi assolutamente dopo aver attraversato la prima fase dell’apprendimento.
Per prima fase di apprendimento del trading, mi riferisco proprio alle basi, cioè al conoscere cosa sia un sottostante, sapere bene le differenze tra un mercato regolamentato e come devi schiacciare i bottoni per una corretta esecuzione dell’ordine e guarda bene che, per corretta esecuzione dell’ordine, non intendo dire “devi andare in profitto”, ma che devi sapere se stai comprando o vendendo un qualsiasi prodotto finanziario.

I più, oggi, attratti dalle pubblicità dell’operaio che guadagna seimila euro al mese comprando e vendendo opzioni binarie, restano abbagliati dall’argomento e iniziano mettendo a repentaglio i propri risparmi, convinti che, fare il trader sia semplice come stare alla catena di montaggio in fabbrica.
Ti passa davanti il dax e tu schiacci il bottone della pressa e ti escono schei da sotto la macchina, oppure, dai una saldatina al manicotto di euro dollaro e giri in Porsche la settimana dopo.

Questa, sinceramente parlando, è la prima illusione di chi si accosta a questo mestiere.

La seconda, è la mia impressione ma dubito di sbagliarmi di molto, è confondere proprio la capacità di saper schiacciare per bene il tasto buy sell, con quella che è l’essenza del trading: Ma che cazzo sto facendo?

Infatti, la maggior parte degli attori di questa industria, crede di sapere, ma in effetti non sa cosa sta facendo e in questa confusione generale prosperano altre industrie del trading online.

L’industria dei corsi. L’industria delle piattaforme dei broker che guadagnano, quando va bene e sono onesti, sullo spread o le commissioni di ogni operazione, ma anche l’industria di chi fa da controparte alla nostra operazione.

Non mi voglio dilungare oggi su questa parte, ma assicuro che ci torneremo sopra tra non molto tempo.

Credo, nel tempo, di aver acquisito una certa esperienza per dire che, riferendomi alla parte tecnica, una modalità di trading non sia come il diamante, cioè per sempre.
Beh, il diamante è per sempre, perché una volta acquistato ad un certo prezzo ti conviene tenerlo, tanto il prezzo che hai speso non lo riprendi più. Il trading, invece, non è per sempre, dato che, se non sai cosa stai facendo, ti segano nel giro di qualche giorno, a volte anche solo di qualche minuto.

Dico esperienza perché ho iniziato a fare trading quasi per caso, ma moltissimi, moltissimi anni fa.
Le tecniche di allora non sono certo le tecniche di adesso, perché quando ho iniziato io, si andava al borsino della banca Cattolica del Veneto e si cercava di scopiazzare quello che facevano quei quattro pensionati che avevano fatto veramente schei con questa cosa della borsa. Ti parlo dei primi anni ottanta. Magari, molti dei nostri lettori, non erano nemmeno ancora nati in quell’epoca, però va bene portare l’esempio per far capire le differenze che sono sorte negli anni.

toro

Come ti dicevo, inizio, metà degli anni 80, bei tempi per chi ci ha vissuto, non c’erano i mezzi tecnologici di adesso e per operare nella borsa valori, potevi solo tramite il borsino della banca.

In molte filiali, dato che, ai più la borsa risultava essere una novità, si poteva accedere al mercato esclusivamente recandosi in banca e per mercato, devi intendere titoli di stato e azioni blue chips, le trenta più capitalizzate di allora.

Avevamo a disposizione un salottino, dove si poteva anche fumare, per cui immagina il clima, e al suo interno era posizionato uno di quei televisori a valvole di allora che faceva passare a rotazione le informazioni delle quotazioni dei titoli in ordine alfabetico. Le quotazioni erano rigorosamente in differita di 20 minuti.

Quando decidevi di acquistare un titolo, sottolineo acquistare perché non c’era modo di vendere allo scoperto, ti recavi in ufficio da Armando, che ti scriveva alla macchina da scrivere il tuo ordine e ti consegnava il fissato bollato, una sorta di prenotazione su cui andava una marca da bollo da 55 lire. Ora che tornavi giù, tra trasmissione dell’ordine e differita dei dati, se avevi culo eri in profitto, ma se non lo avevi, ti trovavi già in perdita. Mi ricordo che chi si faceva una sorta di grafico, e non dico le candele giapponesi o le barre, o oltre cose moderne di oggi. Anche in situazioni come quella, sembra ridicolo oggi parlarne, avevamo affinato delle tecniche e lavorando in gruppo, riuscivamo a costruire delle buone strategie.

Via via del passare del tempo, quello che funzionava allora, smise di funzionare. Vuoi per l’avvento della tecnologia, vuoi per l’avvento di chissà che, ma smise di funzionare.

Quello che ho chiesto nel titolo, “Ma una tecnica di trading funziona per sempre?” è l’essenza del trading online.

In effetti, con che frequenza cambiano le tecniche che utilizziamo per stare a galla in questo mondo?
Le prime tecniche di Joe Ross, per fare il nome di uno dei padri del trading online, sono ancora attuali? Funzionano ancora? Danno dei margini di profitto adeguati?
Stessa cosa ci potremmo chiedere per le operatività dei trader di casa nostra, di quelli più noti e anche di quelli che lavorano nell’ombra.

Oggi, il trading online, è inquinato da dispositivi che emettono ordini a frequenza di millisecondi, ordini in quantità pazzesche, ordini che non permettono spesso di adeguare analisi e modalità tecniche a trader come noi.

Molte volte, queste macchinette, riescono anche a farci fuori quanto accumulato in mesi di lavoro e semplicemente facendo impazzire gli stop loss programmati. Beh, chi segue la sterlina ne sa qualcosa di quello che sto scrivendo. E non crediamo sia facile accodarsi al loro operato. Molte volte operano con algoritmi ragionati su quanta cocaina ha annusato il trader che li ha programmati, diciamoci le cose come stanno.

Ok, non voglio fare una filippica su questa questione, ma a livello di redazione di Amica Borsa, ci siamo chiesti cosa ne pensino di questa cosa i trader di professione, cioè quelli che in effeetti ci vivono di spostamenti dei mercati e anche per conoscere le loro storie, di come ce l’hanno fatta, di quali sacrifici si sono caricati sulle spalle, di come sono stati aiutati dalle famiglie o ostacolati, di quando è stato il momento che hanno capito che ci potevano campare di questa cosa.

Non so se tutti parteciperanno, ma noi abbiamo allertato Biagio Milano, Paolo Scaravaggi, Arduino Schenato, Gianvito D’Angelo, Giovanni Lapidari, Antonio Carnevale, Giovanni Borsi, Luca Giusti, Antonio Landolfi, Stefano Bagnoli, Alfio Bardolla e molti altri ancora.
Non so se tutti ci daranno il piacere di raccontare la propria storia, e di darci delucidazioni sulla propria operatività, ma questo è anche un primo passo per far diventare Amica Borsa la vera casa dei trader italiani.

Che il profitto sia con te!
Max W. Soldini

 


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