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Come scritto nell’ultimo mio post, avrei piacere a condividere alcune considerazioni e accorgimenti che mi hanno consentito di creare il mio attuale piano di trading.

Spero di fare cosa gradita, e, soprattutto, di ricevere molti commenti, in modo da creare una discussione che ritengo interessante. In tal senso, questo sarebbe il primo di altri post incentrati sull’argomento.
Una delle cose che ho notato, nei miei sei anni di trading con denaro reale e di condivisione, è che la maggior parte dei trader si concentra sulle tecniche di ingresso, pensando che basta entrare “bene” per guadagnare. Io stesso, come tutti, ho iniziato con le tecniche più diffuse, utilizzate dai trader più famosi, conseguendo all’inizio perdite continue. Questo perché mi focalizzavo sui guadagni, anzichè sulla difesa del capitale, esponendomi a dei rischi troppo elevati per le dimensioni del mio conto. Quindi, cari amici trader, se siete all’inizio o volete ricominciare daccapo, la prima cosa su cui dovete costruire tutto è la gestione della posizione, al fine di ridurre al minimo le perdite.
Come? Con un corretto money management.
Il money management si compone di due branche fondamentali, inscindibili fra di loro: il risk management (“gestione del rischio”), e la “position sizing”. La prima analizza il rischio legato alla posizione assunta sul mercato; la seconda ci fornisce la misura del capitale da utilizzare in ogni singolo trade.
Con questo post cominciamo a parlare del risk management. La “gestione del rischio” consiste, sinteticamente, nel costruire un’adeguata strategia d’uscita dal mercato quando le cose non vanno come dovrebbero, ovvero nel lasciar correre i profitti quando la posizione da noi assunta ha preso la giusta direzione.
Mi spiego meglio: nel momento in cui si decide di entrare a mercato, bisogna pianificare l’operazione in varie sequenze:
1- entrare (secondo i segnali e le tecniche utilizzate, come possono essere quelle del Manuale del Trader idiota), sulla base di un rapporto rischio/rendimento accettabile (minimo 1:2, meglio 1:3);
2- piano d’uscita per limitare eventuali perdite (stop loss);
3- piano d’uscita per far correre i profitti (stop profit, profit target e trailing stop).
Io utilizzo, in genere, un rapporto rischio/rendimento di 1 a 3, dove 1 sta per lo stop loss (il rischio), e 3 sta per il profitto previsto. Naturalmente, la scelta del rapporto R:R è strettamente legata al tipo di trading, al sottostante e alla volatilità del momento. Quando il prezzo si muove verso la direzione prevista, non appena possibile, metto lo stop in pari e lascio correre verso il target, raggiunto il quale , posso decidere di uscire completamente o in parte (questo dipende dal contesto in atto, e ne parleremo meglio in seguito).
Per capirci meglio, vi posto un’operazione fatta nel pomeriggio di lunedì 2 novembre 2015, sulla coppia di valute GBP-USD del mercato ForEx OTC. guardate il grafico qui sotto, a 5 minuti.

Immagine a

Non voglio farvi concentrare sulla tecnica utilizzata, che è rappresentata da un bel calicetto di Serafini, ma sulla gestione del rischio che ho pianificato PRIMA di entrare in posizione. Ho previsto uno stop loss di 5 punti, e un target profit di almeno 15 punti, ragguinto il quale chiuderò tutta la posizione. In soldoni, rischio 20 euro per prenderne almeno 60. Guardate il grafico qui sotto, a 15 minuti.

Immagine e

Qui notate il raggiungimento del target prefissato. Ad essere precisi, ho chiuso con circa 17 pip di gain. La cosa interessante, è che, non appena sono stato in guadagno di 5 pip (l’equivalente dello stop loss), ho messo lo stop sul prezzo di entrata, e ciao ciao rischio.
I più attenti avranno anche notato che a supporto del calicetto, c’era anche la circostanza che mi trovavo sulla chiusura del gap apertosi nella mattinata, e un rimbalzo verso l’alto era molto probabile. A dire il vero, la stessa cosa è capitata alla coppia EUR-USD, e non mi sono certo fatto pregare per ripetere l’operazione. Guardate il grafico qui sotto.

Immagine d

Sarà che questa tecnica funziona davvero? Se ti interessa, leggi questo post, e quest’altro post di Max W. Soldini e lascia un commento.
Grazie per l’attenzione e a presto. Sebastiano.
P.S.: a breve, il post su come calcolare la dimensione della posizione in un trade.


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