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Nei miei due post precedenti (se ti interessa, clicca qui e qui), ho descritto le regole base del mio piano di trading.

Non ho parlato di tecniche miracolose, o di livelli magici. Prima di trattare queste cose, bisogna definire bene in che modo “gestire il rischio”, con una corretta gestione della posizione. Ho trattato a grandi linee di come piazzo lo stop loss, e oggi vi voglio parlare di come, in genere, gestisco una posizione in profitto.
Una volta aperta una posizione a mercato, oltre a definire l’entità dello stop loss, dobbiamo identificare un target, cioè un punto d’arrivo dove presumibilmente prenderemo profitto. Esistono diversi modi per individuare un profit target: in base ad un rendimento atteso in percentuale; in base ad un predefinito valore in pip o tick; in prossimità di supporti o resistenze (come, in genere, faccio io).

I primi due casi prevedono una gestione della posizione molto semplice e non sempre raccomandabile in quanto si rischia di non poter cavalcare il movimento. Un buon modo, invece, di proteggere almeno una parte dei profitti teorici conseguiti è quello di liquidare gran parte della posizione in prossimità di particolari supporti e resistenze. In questo modo mettiamo da parte un discreto guadagno in attesa di sapere se il mercato rompa o meno il livello.

Se il prezzo va nel verso giusto, il primo obiettivo è quello di mettere lo stop “in pari”, ossia sul livello d’ingresso (o qualcosa in più). Attenzione, però, a non attuare questa procedura troppo prematuramente. Il mercato torna spesso sui suoi passi, e potremmo vedere saltare il nostro stop, per poi osservare il prezzo proseguire nella nostra direzione. Una cosa saggia, potrebbe essere mettere lo stop in pari non appena si è in guadagno di una quantità di pip (o tick) pari al nostro stop loss iniziale.

Una volta riusciti a mettere il nostro stop sul livello di ingresso, non rischiamo più nulla (annulliamo il rischio). Certo, potremmo chiudere senza profitto, ma abbiamo salvaguardato il capitale, quello che ci consente di svolgere le nostre operazioni secondo il piano di trading. A questo punto, attendiamo che il prezzo raggiunga il target previsto, dove possiamo chiudere tutto, o, se valutiamo la possibilità di una continuazione del movimento, pensare di mantenere aperta una parte di posizione. Ad ogni modo, se non tutta, la posizione deve essere chiusa per la maggior parte, in quanto il primo target rappresenta il livello in cui ci garantiamo il giusto profitto per la nostra attività di trading. Per non rischiare di vedere trasformato un profitto in perdita, utilizzo spesso anche il trailing stop, spostando lo stop profit su livelli di massimo/minimo relativo, raggiunti nel corso dell’operazione. Si tratta, dunque, di livelli di uscita “dinamici”.
Vi posto un esempio, per capire meglio. Qui sotto, il grafico a 1 minuto relativo al CFD UsaInd (Dow Jones- scadenza dicembre 2015) del 16/11/2015.

Immagine a

L’ingresso al ribasso è avvenuto dopo il calicetto di Serafini, all’apertura della candela delle 20.40, che è andata a rompere il minimo della candela precedente (una candela che, probabilmente, era andata a cacciare gli stop dei ribassisti, posti sul livello di ingresso del calicetto). Il perché sono entrato al ribasso su questi livelli, è evidenziato dalla resistenza indicata dall’immagine qui sotto, TF orario.

Immagine c

Qui sotto, vi faccio notare come il prezzo sia tornato sul mio livello di ingresso (candela cerchiata in rosso). Prima di mettere lo stop in pari, aspetto sempre questi movimenti di “caccia agli stop”. In questo caso, ho spostato il mio stop in pari non appena il prezzo è tornato a scendere.

Immagine b

Qui sotto, invece, l’evoluzione del trade, sempre sul grafico a 1 minuto.

Immagine d

Immagine e

Un saluto e alla prossima, parleremo di position sizing.

Sebastiano.

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