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Qualche giorno fa mi ha dato nell’occhio un articolo del Cryptonomist che spiegava come fare un cenone solo con cibo tracciato con la Blockchain.

Ovviamente “non è tutto oro ciò che sbrilluccica” come diceva Paperon de Paperoni quando cercavano di propinargli monete fasulle.

Ti ricordi sicuramente anche te…negli anni ’90 bastava sfumare le tracce musicali per essere DJ, negli anni 2000 tutti fotografi con le prime compatte digitali, nel 2010 tutti programmatori, nel 2018 e 2019, tutti certificatori mediante Blockchain.

E’ il caso di fare qualche distinzione e partiamo proprio dalla Blockchain. Pubblica o privata? Se una blockchain è privata, è troppo facilmente controllabile dall’azienda emettente stessa e pertanto non è sinonimo di “immutabilità” poichè il famoso “attacco del 51%” sarebbe addirittura pianificabile.

Il primo caso sonante di Blockchain per la tracciabilità lo troviamo in VeChain, un’organizzazione non-profit fondata a Singapore nel Luglio 2017. VeChain permette la sua transazione attraverso la Blockchain di Ethereum, rendendo dunque completamente trasparente la validità e verificabilità dei dati. VeChain si occupa attualmente di bevande, beni di lusso, prodotti agricoli, automobili e altro ancora. Alcune delle funzionalità devono ancora essere implementate.

Il primo caso italiano che mi è balzato all’occhio è quella di EZLab, nato nel 2014 e oggi con sede a Padova. Il loro prodotto AgriChain si presuppone di fornire soluzioni alle aziende per la tracciabilità dei loro prodotti.
Sono proprio loro ad aver sviluppato in collaborazione con Ernst&Young la tracciabilità della Falanghina della Cantina Volpone.

Un progetto un pò più articolato è quello di OpenVino, che puntava a creare una CriptoMoneta che rappresentasse essa stessa il vino e pertanto il prezzo della bottiglia di vino sarebbe stato determinato dal prezzo del token stesso. Nell’immagine sotto vedi come l’unico prodotto in vendita sia una bottiglia del 2012, a più di 1.800$. Non sono sicuramente uno dei più grandi intenditori di vini, ma mi pare un pò eccessivo.

Un’altra applicazione degna di nota, anche se non propriamente italiana, è quella di Carrefour. Il primo prodotto tracciato dalla catena di distribuzione è stato il pollo allevato all’aperto e senza antibiotici, e in previsione hanno anche di inserire la certificazione della filiera degli agrumi.

Quali conclusioni per la blockchain e la tracciabilità?

La Blockchain nel suo utilizzo di Libro Mastro Pubblico e Distribuito ha tantissime svolte possibili e una di queste è proprio la certificazione di provenienza dei vari cibi. Non lasciamoci però ingannare: se la Blockchain non è pubblica, la tanto vantata immutabilità va facilmente a scemare.

Qual è l’ultimo inghippo?

I dati potranno sì essere immutabili, ma come si fa a controllare che vengano immessi i dati corretti?

La mia idea è proprio la decentralizzazione della decentralizzazione. Sembra un gioco di parole, ma è bene che ogni nodo direzionale, in grado cioè di imprimere una direzione al processo di classificazione del prodotto, sia meno influenzabile possibile da corruzione ed errori umani.

Nell’ultimo Webinar pubblico ho dato una mia visione della faccenda e prossimamente organizzerò un webinar con un team che sta sviluppando un progetto su Blockchain e i posti saranno limitati.

Secondo te, come si potrebbe ridurre il rischio di corruzione dei dati in ingresso della Blockchain ed evitare dunque che delle falsità diventino immutabili a vergogna futura della potenziale falla odierna?

La partenza è ciò che ferma la maggior parte delle persone

Michele Zillo


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